ottobre 29, 2019

Le iniezioni per la FIV

Una fra le tecniche di fecondazione assistita più diffuse ed efficaci è rappresentata dalla FIV (Fecondazione in Vitro). Questa procedura prevede l’unione, effettuata in laboratorio, fra lo spermatozoo con l’ovocita con lo scopo di ottenere un embrione che sarà trasferito nell’utero materno. Può essere eseguita in maniera convenzionale o attraverso l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI). Quest’ultima tecnica consente l’unione diretta tra l’ovocita e lo spermatozoo attraverso una microiniezione, mediante la quale il secondo viene iniettato direttamente nel primo. Sia qualora si faccia ricorso alla FIV convenzionale, sia se si scelga di procedere con la ICSI, è necessaria una fase preliminare che consiste in una stimolazione ovarica attraverso iniezioni giornaliere per agevolare ed incrementare la produzione di ovociti e, di conseguenza, poter ricavare un maggior numero di embrioni. Uno step della FIV che non comporta, comunque, alcun dolore.

La FIV: una breve panoramica storica

La FIV è una tecnica che ha fatto, e continua a fare, la storia della medicina riproduttiva. La prima gravidanza ottenuta per effetto di questa procedura risale addirittura al 1978 e in questi 41 anni sono milioni i trattamenti di questo tipo effettuati in tutto il mondo.

La FIV: quando è indicata

Secondo gli studi e le ricerche del Ministero della Salute, la FIV è indicata in presenza di una patologia alle tube congenita o venutasi a sviluppare nel corso del tempo, nelle ipotesi di infertilità maschile di carattere moderato accompagnate da un insuccesso di una procedura come l’inseminazione intrauterina, nei casi di endometriosi. Si fa ricorso a questa tecnica anche qualora la causa dell’infertilità non sia stata individuata e il trattamento di fecondazione assistita precedente non sia andato a buon fine. L’ICSI, invece, è indicata nei casi di infertilità maschile severa, nelle ipotesi di azoospermia, qualora sia presente un numero ridotto di ovociti e se i precedenti tentativi di FIV non abbiano dato l’esito sperato.

E’importante però essere consapevoli che sarà soltanto il medico specialista, dopo aver esaminato la situazione della coppia, a capire quale strada sia il caso percorrere.

L’induzione alla crescita follicolare

Sempre il Ministero della Salute prevede espressamente che al fine di procedure come FIV ed ICSI la prima fase consista in ciclo spontaneo o “con induzione della crescita follicolare e maturazione di più ovociti mediante la somministrazione di farmaci induttori dell’ovulazione”. Sostanzialmente, queste tecniche si avvalgono di una procedura di induzione all’ovulazione che ha la finalità di stimolare la risposta ovarica per consentire il prelievo di un numero adeguato di ovociti.

La procedura della stimolazione ovarica nella FIV: una premessa

La prima fase della fecondazione in vitro consiste, quindi, nella stimolazione ovarica. Da questo punto di vista, occorre precisare come nelle ipotesi di un ciclo regolare normalmente si verifichi la maturazione di un ovocita ogni mese. Per favorire le probabilità di successo della procreazione assistita è necessario, però, che la donna produca più ovociti. Questo incremento nella produzione si induce mediante una procedura di stimolazione farmacologica.

La procedura di stimolazione ovarica

La stimolazione ovarica viene realizzata attraverso la somministrazione di una serie di farmaci come le gonadotropine che hanno la funzione di stimolare le ovaie a produrre un maggior numero di ovociti per ricavare, in una seconda fase, un numero superiore di embrioni. Occorre precisare come questo trattamento non sia uniforme e generalizzato per ogni donna, ma sia definito ad hoc paziente per paziente e abbia una durata variabile dai 10 ai 20 giorni sulla base delle risposte. In alcune ipotesi, inoltre, viene definita anche una terapia farmacologica preliminare con un estro progestinico per far fronte ad eventuali interferenze ormonali negative sulla risposta ovarica.  Questa fase della FIV, come del resto anche le successive, non comporta alcun dolore per la paziente: la stimolazione viene realizzata concretamente mediante un’iniezione intramuscolare o sottocutanea, in tutto e per tutto simili a quelle che si utilizzano per la somministrazione di altri farmaci come ad esempio gli antibiotici.

I farmaci utilizzati e il monitoraggio ecografico

I farmaci utilizzati ai fini della stimolazione ovarica sono le gonadotropine. Nel dettaglio, in particolare, si fa ricorso alla hMG (la gonadotropina menopausale), l’uFSh, l’rFsh e l’rLh. Vengono anche somministrate farmacologicamente la gonadotropina corionica e la choriongonadotopin alfa. Per valutare l’excursus e il progresso della stimolazione ovarica, la paziente viene sottoposta ad un monitoraggio ecografico continuo. In alcune ipotesi, inoltre, il medico può disporre un prelievo ematico per valutare il valore degli estrogeni prodotti dai follicoli. In questa fase che varia dai 10 giorni alle 3 settimane vengono normalmente eseguite 2 o 3 ecografie. Questi controlli seriali, nel concreto, hanno la finalità di accertare le dimensioni e la crescita dei follicoli ovarici e valutare l’aspetto e lo spessore dell’endometrio. L’incremento medio del follicolo è pari a 1-3 millimetri al giorno, qualora questo fosse più ridotto dopo il controllo ecografico è possibile disporre un aumento del dosaggio delle gonadotropine.

Il prelievo ovocitario

Dopo la stimolazione ovarica e il monitoraggio ecografico e accertata la presenza di un numero sufficiente di ovuli, si può procedere al prelievo ovocitario. Questa fase è preceduta da un ulteriore somministrazione ormonale finalizzata a determinare la maturazione finale degli ovociti. Il prelievo viene realizzato per via transvaginale mediante una sonda introdotta fino alle ovaie. Anche questa procedura, realizzata mediante una lieve sedazione, è del tutto indolore e priva di effetti collaterali.

IVI: la realtà leader nella FIV

I risultati clinici e il grado di soddisfazione dei pazienti hanno eletto IVI come la realtà leader a livello mondiale nel campo della fecondazione in vitro, sia convenzionale sia mediante iniezioni intracitoplasmatica di spermatozoi. In particolare, per quanto riguarda FIV e ICSI, le probabilità di rimanere incinta dopo un tentativo nelle nostre cliniche sono del 71,3%, una percentuale che lievita al 95,2% al terzo tentativo. Soltanto nel 2017 le nostre strutture hanno realizzato 14.648 cicli di fecondazione in vitro omologa (ossia con l’utilizzo di gameti propri) e 7.561 cicli di fecondazione in vitro eterologa (essia con gameti donati) che hanno portato in totale a 5.847 gravidanze. Un risultato ineguagliabile a livello mondiale che conferma IVI come il gruppo di medicina riproduttiva più importante al mondo.

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