giugno 27, 2018

Varicocele ed infertilità: sintomi, diagnosi e cura

 

Fra le patologie che coinvolgono l’apparato genitale maschile una delle più diffuse è il varicocele, che colpisce circa il 15% degli uomini. Secondo il Ministero della Salute questa malattia è strettamente correlata a problemi di fertilità e riguarda circa il 40% dei pazienti che soffrono di infertilità. Questa patologia, in particolare, è la causa di circa il 20% delle infertilità di coppia. Il varicocele maschile è una disfunzione che interessa il sistema vascolare del testicolo e determina una dilatazione delle vene testicolari producendo un reflusso di sangue dall’alto e un incremento della temperatura. In ambito medico non sono state ancora chiarite le cause che determinano il varicocele. Questa condizione produce un ambiente sfavorevole alla produzione degli spermatozoi. Un effetto di questa patologia, quindi, può essere una riduzione del numero di spermatozoi o una ridotta funzionalità degli stessi. Il trattamento di questa malattia, che spesso si presenta senza sintomi, non prevede una cura farmacologica, ma comprende un intervento diretto a occludere la vena spermatica interna. Secondo la Società Italiana di Andrologia, superati i 35 anni, l’efficacia di questa modalità di trattamento si riduce drasticamente e, quindi, ai fini riproduttivi è opportuno fare ricorso alla fecondazione assistita. Occorre anche precisare come oltre al varicocele maschile, è possibile anche individuare una forma di varicocele femminile definito come varicocele pelvico.

 

Le cause del varicocele

Le cause del varicocele sono ancora poco chiare, anche se a livello medico sono state formulate diverse ipotesi. Dal punto di vista statistico questa patologia, in circa l’80% dei casi, è associata alla presenza di un testicolo più piccolo ed proprio a questa alterazione morfologica che sembra essere correlata un’incidenza sulla produzione spermatica. In generale il varicocele maschile si manifesta fra i 15 e i 25 anni e soltanto in casi eccezionali insorge prima di questa età o in un periodo successivo. Nell’85% dei casi colpisce esclusivamente il testicolo sinistro.  Fra le cause principali individuate dalla letteratura scientifica vengono annoverate l’insufficienza del sistema valvolare venoso, la differente lunghezza e pressione della vena spermatica sinistra rispetto alla destra, lo schiacciamento della vena renale e l’aumento in età puberale del flusso arterioso testicolare. Secondo altri ricercatori, fra le cause del varicocele rientrerebbe anche un blocco del flusso sanguigno a livello dei vasi addominali situati dopo le vene testicolari che, impedendo al sangue di defluire correttamente, determinerebbe una dilatazione delle vene spermatiche.

 

I sintomi del varicocele

Nella maggior parte dei casi il varicocele non produce alcun sintomo. Non è un caso se spesso questa patologia viene scoperta soltanto in seguito ad indagini dirette ad accertare la fertilità maschile. In altri casi, invece, questa malattia presenta dei sintomi, anche se spesso molto blandi, come un senso di pesantezza a livello scrotale, un fastidio testicolare diffuso dopo esser stati a lungo in posizione eretta o fastidio in seguito a rapporti sessuali prolungati o sforzi fisici in generale. Il dolore, in questi casi, è determinato dall’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene dilatate.

 

La diagnosi del varicocele

Per giungere ad una diagnosi del varicocele maschile generalmente è sufficiente una visita urologica che attesti la dilatazione delle vene del testicolo. Qualora continuino a sussistere dubbi è opportuno procedere con un eco-color doppler che consenta di documentare in maniera approfondita il reflusso venoso. Se si ritiene che il varicocele possa aver influito in maniera negativa sulla fertilità, queste indagini andranno accompagnate da un’analisi del liquido seminale diretta a rivelare una ridotta motilità degli spermatozoi (astenozoospermia) e una percentuale inferiore rispetto alla norma di spermatozoi con una normale morfologia (teratozoospermia). Anche un’analisi del sangue può rivelarsi utile nell’evidenziare una ridotta concentrazione di testosterone.

 

Effetti sulla fertilità

Il varicocele determina un aumento della temperatura e una riduzione dell’ossigenazione del testicolo colpito. Anche se spesso si presenta in maniera asintomatica e non produce sensibili problemi allo stato di salute, questa patologia è la principale causa di infertilità maschile perché comporta un’alterazione della spermatogenesi per effetto delle alterazioni termiche del testicolo e della stasi venosa. Questa alterazione può comportare una riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi o della morfologia degli stessi. Da questo punto di vista, una tempestiva diagnosi e un successivo intervento appaiono fondamentali per preservare la funzione riproduttiva.

 

La cura del varicocele maschile

Qualora il varicocele non avesse influito sulla fertilità maschile, in genere i medici non consigliano un intervento, ma periodiche visite per accertare lo stato di salute del paziente. Se, invece, in seguito agli esami si dovesse evidenziare una riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi e qualora il partner femminile non fosse infertile è consigliabile intervenire. Il trattamento del varicocele maschile prevede essenzialmente due opzioni: l’intervento chirurgico e la scleroembolizzazione percutanea.

 

L’intervento chirurgico

L’intervento chirurgico finalizzato a rimuovere il varicocele è la varicocelectomia. Si tratta di un’operazione effettuata da un urologo in anestesia generale o locale che comporta la legatura della vena colpita, in modo da fare defluire il sangue nelle altre vene non affette dalla patologia. La varicocelectomia comporta un aumento significativo dell’integrità degli spermatozoi e consente ai pazienti con oligospermia grave di avere un sensibile miglioramento nella conta degli spermatozoi mobili. In particolare, dopo questo intervento in 14 uomini su 17 si riscontra un importante aumento nella concentrazione e della motilità spermatica.  L’intervento chirurgico, però, non esclude la possibilità di recidiva del varicocele. In particolare, questa si attesta al 30% nel caso di legatura alta e intorno al 5% se si fa ricorso a tecniche microchirurgiche. Occorre precisare, però, come circa il 50% dei pazienti sottoposti a varicocelectomia sono in grado di concepire entro un anno dall’intervento. Per valutare i risultati viene effettuata un’analisi del liquido spermatico dopo 3 e 6 mesi dall’intervento.

 

La scleroembolizzazione

Il trattamento del varicocele, oltre all’intervento chirurgico, può essere effettuato anche mediante un approccio più recente con la scleroembolizzazione, una modalità che ha il vantaggio di una ridotta invasività. Questa tecnica radiologica, effettuata in anestesia locale, si effettua iniettando nelle vene dilatate un liquido che ha la funzione di occluderle .

 

Varicocele femminile

Il varicocele è una patologia che colpisce prevalentemente gli uomini, ma esiste anche una forma di varicocele femminile che prende anche il nome di “sindrome della congestione pelvica”. Anche se rispetto a quello maschile è meno conosciuto, questa forma colpisce fra il 15% e il 40% delle donne. La percentuale prevede una “forchetta” così ampia perché si ritiene che questa condizione sia spesso sottodiagnosticata. Con questo termine si intende una dilatazione delle vene nell’area pelviche e in particolare delle vene ovariche e delle iliache interne che comporta un accumulo di sangue. Fra le cause possono annoverarsi un malfunzionamento delle valvole o un’ostruzione delle vene.  A differenza di quello maschile, il varicocele femminile non determina infertilità, ma comporta sintomi dolorosi molto frequenti e fastidiosi. Non è raro che questa patologia si possa presentare in concomitanza con una gravidanza per effetto dell’incremento ormonale che può favorisce la dilatazione venosa. La terapia prevede innanzitutto un approccio farmacologico e soltanto in un secondo momento, qualora la condizione dolorosa permanga, un intervento chirurgico. L’operazione ha una ridotta invasività e, soprattutto se si procede a embolizzazione, il rischio di recidiva è molto basso.

 

La fecondazione assistita nel caso di varicocele

La maggior parte degli studi scientifici attesta come il recupero completo della fertilità in seguito ad una correzione del varicocele si attesti intorno al 35%, e in un altro 35% dei casi si produca un importante miglioramento nella qualità del liquido seminale. Nel restante 30% dei casi, però, il trattamento non produce alcun miglioramento. In queste ipotesi la soluzione più efficace consiste nella fecondazione assistita. Se il varicocele ha avuto come effetto una riduzione moderata del livello di concentrazione e di motilità degli spermatozoi, la soluzione più efficace può essere l’inseminazione artificiale, che consiste nel transfer di un campione di sperma, trattato in laboratorio, nell’utero della donna. In questo modo è possibile ridurre la distanza che separa l’ovulo dallo spermatozoo e far fronte a una ridotta motilità di quest’ultimo. Se il varicocele, invece, abbia determinato problematiche più importanti è possibile fa ricorso alla fecondazione in vitro, che comporta l’unione dell’ovulo e dello spermatozoo effettuata in laboratorio allo scopo di ottenere embrioni già fecondati da trasferire in un secondo tempo nell’utero materno. Grazie ad IVI l’infertilità determinata dal varicocele non è più un ostacolo alla realizzazione del proprio sogno di paternità: qualsiasi sia la tecnica adatta, infatti, le nostre cliniche garantiscono percentuali di successo che non hanno paragoni a livello mondiale. Ad esempio, il tasso di gravidanza dopo tre tentativi di FIV si attesta intorno al 90%. Risultati che rendono lVI la scelta preferita di oltre 5.000 coppie ogni anno.

 

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2 commenti

  • Wajih says:

    Salve ho fatto tutti vi esami ora mi hanno confermato che devo essere operato per il varicocele ma i tempi di attesa e lunghi vorrei sapere quando mi costa l operazioni a una clinica privata grazie

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