settembre 13, 2017

L’incidenza dell’età sulla fertilità: analisi e prospettive

Scelte di vita, prospettive lavorative, patologie pregresse o in corso, necessità economiche: sono questi alcuni dei principali fattori che nel corso del tempo hanno determinato una sempre maggiore tendenza a posticipare la prima gravidanza. L’Italia, in questo senso, è il paese europeo in cui l’età media del primo parto è più avanzata: la maggioranza delle donne ha il primo figlio a quasi 32 anni, la percentuale di mamme over 35 raggiunge il 33,5% e le ultraquarantenni rappresentano l’8% di tutte le primipare nel nostro paese. Nonostante numerosi studi scientifici attestino come la fertilità diminuisca con il trascorrere degli anni, le nostre cliniche, nell’ambito delle procedure di pma, offrono soluzioni adatte per preservare la fertilità posticipando la maternità come la crioconservazione degli ovociti o il congelamento della corteccia ovarica.

Il rapporto fra età e fertilità

Come accennato, numerose ricerche mettono in evidenza il rapporto inversamente proporzionale fra età e fertilità. Nel 2008, uno studio pubblicato su “Fertility and sterility”, una delle più importanti riviste di settore, ha evidenziato come il decorso degli anni coincida con una riduzione della capacità di rimanere incinta. Con il trascorrere del tempo, infatti, il numero di ovociti contenuti nelle ovaie diminuisce per effetto di un processo denominato atresia: il numero di ovociti che in età puberale varia dai 300.000 ai 500.000, si riduce a 25.000 a ridosso dei 40 anni fino ad arrivare a 1.000 in corrispondenza dell’inizio della menopausa. I meccanismi biologici che presiedono questo andamento sono ancora poco noti, ma sembrano essere connessi ai diversi fattori codificati dai geni presenti nel cromosoma X. Il periodo di massima fertilità, quindi, si attesta in un range di età che va dai 20 ai 25 anni. Il calo di fertilità con il passare degli anni è graduale e continuo e si possono individuare due età critiche: quella intorno i 32 anni e quella dopo i 37, a partire dalla quale la qualità degli ovuli diminuisce rapidamente. Lo studio, però, correla la riduzione della fertilità non soltanto al numero di ovociti, ma anche alla riduzione progressiva dei rapporti sessuali successivamente ai 35 anni. Un dato statistico, quindi, che si incrocia con il precedente dato biologico. Il fattore temporale, quindi, è essenziale: se la diagnosi di infertilità vera e propria normalmente viene effettuata dopo un anno di tentativi infruttuosi di concepimento, nel caso in cui la donna superi i 35 anni, questa diagnosi procede già dal sesto mese. Secondo alcuni studi le possibilità per la donna di rimanere incinta con un rapporto nel periodo mensile di massima fertilità sono circa una su due nel caso di un’età variabile fra i 19 e i 26 anno e poco meno di una su tre per quelle che hanno un’età che oscilla fra i 35 e i 39 anni.

Una problematica importante soprattutto in un paese come l’Italia in cui l’età media della prima gravidanza spesso supera i 30 anni. Inoltre, il decorso del tempo può essere accompagnato ad ulteriori problematiche come un incremento dei casi di endometriosi, patologie tubariche o ovariche.

Il fattore dell’età, però, non comporta una rilevante flessione nella riuscita di procedure di fecondazione eterologa: chi si sottopone a queste tecniche tra i 32 e i 35 anni ottiene una gravidanza nel 62% dei casi, mentre le over 35 hanno il 54% delle possibilità di rimanere incinte. Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti in riferimento ai cicli di fecondazione assistita con trasferimento di embrioni la percentuale di bambini nati per effetto di questa tecnica in donne con meno di 35 anni è di quasi il 45%, mentre si attesta sul 37,3% per le pazienti con un’età compresa fra i 35 e 37 anni ed è del 26,5% nella fascia 38-40 anni.

La preservazione della fertilità

Le cliniche IVI offrono un rimedio per quelle donne che, per scelta o per una patologia che potrebbe precludere la funzione ovarica, hanno deciso o sono costrette a posticipare la maternità. Una soluzione è rappresentata dalla vitrificazione che consiste nella crioconservazione degli ovuli maturi che potranno essere usati successivamente con la stessa percentuale di successo della gravidanza presente al momento della vitrificazione. Gli ovociti potranno essere in questo modo conservati per tutto il periodo desiderato, senza alcun limite di tempo. IVI è pioniere in questo campo, in particolare per l’uso di tecniche innovative come il “Cryotop” che consente di raggiungere percentuali di successo ragguardevoli. Un’altra tecnica, particolarmente indicata per le donne che devono sottoporsi a chemioterapia o radioterapia, consiste nella crioconservazione della corteccia ovarica e nel successivo autotrapianto della stessa dopo il superamento della malattia al fine di ripristinare la potenzialità riproduttiva.

L’incidenza dell’età sugli uomini

La diretta correlazione fra età e fertilità non riguarda soltanto le donne, ma anche gli uomini. Secondo uno studio della Harvard Medical School, condotto su 8.000 coppie che hanno fatto richiesta di fecondazione assistita, le potenzialità riproduttive maschili si riducono con l’avanzare degli anni. Infatti, a partire dai 40 anni negli uomini si registra una progressiva e costante riduzione dei livelli di testosterone, come conferma un’altra ricerca che attesta come le donne fra i 20 e i 29 anni che provano ad avere un figlio con un uomo in una fascia di età fra i 40 e i 45 anni, hanno il 37% di possibilità in meno di restare incinte rispetto a quelle che avrebbero se il partner fosse più giovane. Inoltre, gli scienziati hanno rilevato che con l’invecchiamento il corpo maschile ha una minore capacità di rilevare e distruggere gli spermatozoi danneggiati. Superato il limite dei 40 anni, quindi, appare molto importante sottoporsi a periodici controlli preventivi per accertare i livelli ormonali. Qualora sia confermata una riduzione del testosterone è possibile fare ricorso a trattamenti specifici sostitutivi che, entro i limiti previsti, non producono effetti nocivi.

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