luglio 2, 2018

L’endometriosi: sintomi, cause, cure e gravidanza

 

L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di frammenti di endometrio, la mucosa che fisiologicamente riveste la cavità interna dell’utero, al di fuori della propria sede naturale ed in particolare sia in zone interne, sia in aree esterne all’apparato genitale femminile. Si tratta di una malattia che spesso ha un carattere invalidante sia dal punto di vista dei sintomi, sia per quanto riguarda la fertilità. L’endometriosi, infatti, può rendere molto complessa una gravidanza perché, come ha rilevato il Ministero della Salute, nel 30-40% dei casi è causa di sub-fertilità o infertilità

Questa patologia, secondo un recente studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce oltre 150 milioni di donne in tutto il mondo, fra le quali più di 3 milioni nel nostro paese. In generale si stima che l’endometriosi colpisca fra il 10% e il 15% delle donne in età fertile e sia la terza causa di infertilità femminile.

 

Cos’è l’endometriosi

L’endometrio è il tessuto che riveste internamente l’utero ed è formato da uno strato superficiale che segue le fasi del ciclo mestruale e da uno strato basale che ha funzioni rigenerative. Oltre a questa “normale localizzazione”, l’endometrio si può sviluppare anche in altre parti del corpo e non solo all’interno dell’utero ed in questo caso si parla di endometriosi. Questa patologia infiammatoria cronica, quindi, si caratterizza per la localizzazione in una sede anomala di epitelio ghiandolare e stroma endometriale. In particolare, si parla di “endometrio ectopico”, ossia fuori posto, perché il tessuto endometriosico potrebbe trovarsi sull’ovaio, sulla tuba, sul setto retto vaginale, sul peritoneo, all’interno dello spessore del muscolo che costituisce la parete dell’utero, in organi come l’intestino e la vescica e negli ureteri. Le svariate possibilità di localizzazione anomala dell’endometrio rendono spesso difficile l’individuazione delle cause e portano a una sintomatologia complessa e di difficile diagnosi.

 

Le cause dell’endometriosi

Le molteplici possibilità di localizzazione dell’endometrio e l’ampio spettro di sintomi conseguenti, comporta che non sia ancora stato chiarito a livello scientifico quali siano le cause che conducono alla formazione dell’endometriosi. Il Ministero della Sanità ritiene che una delle ipotesi più accreditate sia rappresentata dalla “mestruazione retrograda” ossia il passaggio, determinato dalle contrazioni uterine che si verificano durante la mestruazione, di tessuto endometriosico dall’utero alle tube e da queste all’addome con impianto sulla superfice di organi pelvici. Secondo recenti studi medici fra le altre cause potrebbe essere annoverata anche la presenza di una metaplasia, cioè una modificazione benigna del tessuto di rivestimento delle pelvi o la diffusione, al di fuori della cavità interna dell’utero, di cellule endometriali per via linfatica o ematica. Secondo un recente studio realizzato dal Queensland Institute of Medical Research su un campione di oltre 5.000 donne, l’endometriosi può anche essere determinata da una causa genetica, ed in particolare da una modificazione del cromosoma 7.

 

I sintomi dell’endometriosi

Questa patologia può manifestarsi con sintomi diversi da donna a donna e variabili sulla base della gravità della stessa. La conseguenza di questa sintomatologia variegata consiste spesso in un ritardo nella diagnosi. Spesso questa si presenta con un dolore mestruale molto intenso che si trasforma in dolore pelvico diffuso. Le sensazioni dolorose possono anche estendersi alle ovaie e prolungarsi in tutte le altre fasi del ciclo. Questi sintomi raggiungono livelli spesso superiori alla norma e nei casi più gravi di endometriosi hanno effetti altamente invalidanti.

 

L’intervento chirurgico

Uno dei presupposti per consentire un adeguato trattamento dell’endometriosi è rappresentato da una diagnosi tempestiva. Qualora i sintomi sopra indicati si presentino in maniera frequente, tanto da assumere un carattere cronico, è opportuno rivolgersi ad un ginecologo. Le indagini più adeguate a diagnosticare l’endometriosi sono una laparoscopia accompagnata da un esame istologico che possa confermare l’esito laparoscopico. La laparoscopia è una vera e propria operazione chirurgica che oltre a consentire la diagnosi dell’endometriosi può permettere di intervenire per una soluzione della patologia. Tuttavia, occorre precisare, che questo intervento chirurgico può provocare effetti negativi e ridurre sensibilmente le possibilità di una gravidanza in donne affette da endometriosi. Infatti, l’asportazione del tessuto endometriosico può comportare anche il danneggiamento dei tessuti sani, diminuendo ad esempio il numero degli ovociti presenti nell’ovaio operato e aumentando il rischio di infertilità e, di conseguenza, riducendo le possibilità per la donna di rimanere incinta.

 

La cura dell’endometriosi

L’endometriosi, oltre all’intervento laparoscopico, può anche essere curata mediante il ricorso a una terapia farmacologica. Oltre alla somministrazione di antidolorifici, nei casi di endometriosi relata ad importanti sintomi dolorosi è possibile fare ricorso a una terapia ormonale da assumere con una pillola anticoncezionale grazie alla quale si regolarizzano gli ormoni che causano i depositi di tessuto. Un altro farmaco che può consentire il controllo degli ormoni responsabili della stimolazione ovarica è l’ormone a rilascio di gonadotropine che ha la funzione di ridurre gli estrogeni e di bloccare le mestruazioni con conseguente riduzione del tessuto endometriale Occorre precisare, però, come queste terapie possano consentire un controllo del dolore, ma non abbiano l’effetto di portare ad una guarigione della malattia.

 

L’incidenza dell’endometriosi sulla fertilità

Come abbiamo già precisato l’endometriosi è una delle principali cause di infertilità femminile. Da questo punto di vista è opportuno distinguere fra quattro diversi stadi della patologia 1) endometriosi sottile, 2) endometriosi tipica, 3) endometriosi cistica dell’ovaio, 4) endometriosi profonda: nei primi due stadi, che hanno un livello superficiale, l’endometriosi non pregiudica una futura gravidanza, mentre negli altri due stadi il livello delle lesioni è più profondo e può avere come conseguenza un’alterazione nell’ovulazione e un’assenza di mestruazioni. In questi due stadi finali, una donna con endometriosi può rimanere incinta facendo ricorso a una terapia farmacologica ad hoc e, qualora quest’ultima non produca effetti, attraverso un intervento chirurgico o mediante la fecondazione assistita. L’operazione, come abbiamo visto, può a sua volta aumentare il rischio di infertilità danneggiando i tessuti sani. Inoltre, la soluzione chirurgica, pur consentendo di ridurre la sintomatologia collegata a questa patologia comporta risultati molto marginali per quanto riguarda le future gravidanze: su dodici pazienti che hanno subito una laparoscopia soltanto una riesce a rimanere incinta.

 

La fecondazione assistita

Secondo una recente ricerca, le donne affette da endometriosi hanno un tasso di gravidanza naturale inferiore al 2% per ciclo naturale, mentre in assenza di questa patologia il dato si attesta intorno al 20%. La fecondazione assistita, dunque, resta l’ipotesi più valida per consentire alle pazienti di rimanere incinte nonostante l’endometriosi. Da questo punto di vista, per valutare quale sia la tecnica più adeguata è necessario far riferimento alla storia clinico-medica della paziente. In particolare una tecnica come l’inseminazione artificiale intrauterina, che consiste nella collocazione di un campione di sperma trattato in laboratorio, nell’utero della donna, è indicata soprattutto nei casi di endometriosi minima. Nei casi più gravi, invece, per realizzare l’obiettivo di rimanere incinta è opportuno fare ricorso a tecniche di fecondazione assistita di secondo livello come la FIVET o la ICSI. Nella prima tecnica gli spermatozoi e gli ovociti vengono messi a contatto con gli spermatozoi e l’embrione così ottenuto viene trasferito nell’utero della paziente, mentre la seconda tecnica consente la formazione di un embrione attraverso l’inserimento diretto degli spermatozoi nell’ovulo mediante una sorta di iniezione. Un’altra tecnica che in questi casi può rivelarsi adeguata consiste nella fecondazione con crioconservazione degli ovociti. Il congelamento degli ovociti, prima di un eventuale intervento chirurgico in laparoscopia, può consentire di portare avanti una gravidanza dopo l’operazione superando gli effetti negativi che l’intervento stesso potrebbe avere sulla fertilità. La vitrificazione degli ovociti, infatti, consente di preservare la fertilità permettendo, al tempo stesso, di rinviare temporalmente una gravidanza senza ridurre le possibilità di buon esito della stessa.

 

I successi di IVI

IVI è il leader mondiale nella fecondazione assistita e grazie all’esperienza dei nostri medici negli ultimi dieci anni ha aiutato a diventare madri oltre 9.000 donne affette da endometriosi. Per aiutare le nostre pazienti a fronteggiare questa patologia ed accompagnarle lungo il percorso che consentirà loro di rimanere incinte, alcune dele nostre cliniche sono dotate di unità specifiche per la cura dell’endometriosi. Un’attenzione naturale verso le nostre pazienti che in questi anni ci ha permesso di diventare la realtà più stimata a livello internazionale nell’ambito della fecondazione assistita, come confermano le oltre 5.000 coppie provenienti da 80 paesi diversi che ogni anno si rivolgono ai nostri esperti per risolvere i propri problemi di fertilità e coronare il proprio desiderio di genitorialità.

 

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