febbraio 7, 2018

Diventare mamma dopo aver sconfitto il tumore: un sogno realizzabile

In Italia, ogni anno, circa 48.000 donne si ammalano di tumore al seno; si tratta della patologia oncologica più diffusa nei soggetti di sesso femminile. Grazie alla ricerca medico-scientifica, però, le percentuali di guarigione per questo tipo di cancro si attestano intorno al 90%.  Il progresso delle cure oncologiche e gli effetti dei programmi di screening e prevenzione hanno contribuito in maniera rilevante ad aumentare la percentuale di sopravvivenza ai tumori rispetto al passato. La recente ricerca medico-scientifica, quindi, ha posto l’attenzione anche sui progetti di vita successivi al superamento di una malattia oncologica. In passato la malattia, e le terapie necessarie per affrontarla, rischiavano di azzerare le possibilità future di diventare madri. Oggi, invece, è possibile fare ricorso a tecniche di pma come la crioconservazione e il congelamento della corteccia ovarica che consentono di realizzare il proprio sogno di genitorialità nonostante l’impatto della patologia e delle cure chemioterapiche e radioterapiche. IVI, da questo punto di vista, è stata una delle prime realtà a credere in questa possibilità, promuovendo dal 2007 in Spagna un programma gratuito di preservazione della fertilità per pazienti oncologici denominato Madre dopo il cancro.

 

La maternità dopo il tumore 

Se prima si riteneva che una gravidanza successiva al tumore, potesse favorire la recrudescenza della patologia, una recente ricerca internazionale condotta dall’Ospedale di Macerata e dall’Istituto Europeo di Oncologia su un campione di 1.200 donne di età inferiore ai 50 anni sopravvissute al cancro, ha attestato come non esista alcun collegamento fra una futura maternità e le probabilità di un nuovo episodio tumorale. Tuttavia, una delle problematiche più rilevanti per le donne che decidano di avere un figlio in seguito a un carcinoma è rappresentata dalla possibile insorgenza di un’infertilità secondaria determinata dalla somministrazione dei trattamenti farmacologici antitumorali. Secondo recenti studi, infatti, dopo una patologia oncologica generalmente il tasso riproduttivo appare più basso rispetto alla media. Per queste ragioni, è opportuno fare riferimento a tecniche di fecondazione assistita che consentano di preservare la fertilità come la crioconservazione.

 

La preservazione della fertilità mediante crioconservazione degli ovociti

Le tecniche di preservazione della fertilità sono procedure di pma che permettono alle donne di posticipare la maternità nel caso di insorgenza di una patologia oncologica. Prima di essere sottoposte a una chemioterapia o a una radioterapia, le pazienti possono far ricorso alla vitrificazione degli ovociti o al congelamento della corteccia ovarica. La crioconservazione degli ovociti consente di preservare gli ovuli ottenuti mediante una stimolazione ovarica per utilizzarli dopo la conclusione delle terapie oncologiche. Con questa procedura le probabilità di gravidanza ex post rimangono le stesse che la donna aveva al momento della vitrificazione. Un recente studio pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility ha messo in evidenza come gli embrioni ottenuti attraverso ovociti vitrificati abbiano una qualità simile a quelli ottenuti attraverso ovociti che non abbiano subito questo processo di conservazione.  Si tratta di una ricerca che ha analizzato lo sviluppo embrionario in tutto il suo percorso, dalla prima divisione fino alla blastocisti, mediante un incubatore time-lapse. Una ricerca confermata dai dati: attualmente il 30% delle donne che si sono rivolte ad IVI per vitrificare i propri ovuli in seguito ad eventi oncologici sono diventate madri.

 

La crioconservazione della corteccia ovarica 

Un’altra procedura di fecondazione assistista diretta alla preservazione della fertilità in caso di eventi di carattere oncologico consiste nella crioconservazione della corteccia ovarica. Il numero dei follicoli presenti nella corteccia ovarica, infatti, rischia di diminuire anche drasticamente – o di non maturare – per effetto della chemioterapia o della radioterapia. Per evitare questo esaurimento ovarico prematuro è possibile prelevare chirurgicamente una parte della corteccia e crioconservarla in attesa di un buon esito delle terapie oncologiche. Si tratta di una tecnica che consente di trapiantare la stessa corteccia, una volta recuperata in pieno la funzionalità ovarica dopo il tumore.

Nel caso in cui la paziente debba sottoporsi esclusivamente a radioterapia, è possibile fare ricorso anche alla trasposizione delle ovaie, un intervento chirurgico che allontana le stesse dall’area coinvolta dalle radiazioni.

 

L’efficacia delle tecniche di preservazione della fertilità

Secondo un recente studio condotto da IVI e dall’Ospedale La Fe di Valencia su un campione di 1.759 pazienti, di cui 1.024 erano state sottoposte alla crioconservazione degli ovociti e 753 alla crioconservazione della corteccia ovarica, entrambe queste tecniche di fecondazione assistita si sono rivelate efficaci per la realizzazione di future gravidanze. Tra i due trattamenti, infatti, non esistono distinzioni rilevanti nella percentuale di bambini nati in seguito al superamento di una patologia oncologica. Nella scelta della procedura più adeguata, dunque, andrebbe valutato esclusivamente il fattore temporale: qualora vi sia la possibilità di attendere un determinato lasso di tempo prima di iniziare la chemioterapia, allora la scelta più adeguata consiste nella vitrificazione degli ovociti, se invece non è possibile consentire tale decorso per la particolare aggressività del tumore, la soluzione che si rivela più appropriata è la crioconservazione della corteccia ovarica.

 

I risultati raggiunti da IVI

I progressi medico-scientifici e l’implementazione delle tecniche di procreazione assistita hanno fornito una speranza a quelle donne che in passato, in seguito a un evento oncologico, si vedevano costrette a rinunciare al proprio desiderio di maternità. Il consolidamento di meccanismi medici di diagnosi precoce ha consentito non solo di aumentare notevolmente le percentuali di sopravvivenza, ma anche di non rinunciare a una progettualità di vita.  IVI dal 2007 ha varato un programma gratuito di preservazione della fertilità chiamato “Padre dopo il cancro” e “Madre dopo il cancro”. Questa iniziativa ha permesso a 25 donne che avevano vinto la propria battaglia contro il tumore di diventare mamme. Inoltre, nelle nostre cliniche spagnole, più di 800 pazienti oncologiche (il 65% delle quali con un tumore al seno) si sono avvalse di tecniche di pma come la crioconservazione degli ovociti o la crioconservazione della corteccia ovarica. Una scelta per il futuro che rappresenta un’ulteriore vittoria contro la malattia.

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