settembre 13, 2019

L’infertilità secondaria

L’infertilità secondo una recente definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è considerata una vera e propria patologia che si verifica nel caso di assenza di concepimento dopo il decorso di un periodo di tempo di 12 mesi di rapporti mirati non protetti. Studi recenti hanno evidenziato come su dieci coppie intervistate circa il 20% ha difficoltà a procreare in maniera naturale, una percentuale che venti anni fa era più che dimezzata. Occorre evidenziare, inoltre, come le cause di infertilità possano essere equamente ripartite sotto il profilo quantitativo fra sesso femminile e maschile. Secondo i recenti dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità il 19% delle nuove coppie evidenzia problemi di fertilità e ne indaga le cause, solo dopo due anni di tentativi di procreazione naturale fallimentari. Da questo punto di vista è comunque opportuno effettuare una distinzione fra due diverse tipologie di infertilità: primaria e secondaria. La prima si verifica qualora la donna nella sua storia non ha mai avuto gravidanze, mentre la seconda ricorre qualora l’infertilità sia successiva ad una o più gravidanze portate a termine. Questa distinzione assume un’importanza fondamentale per determinare le diverse modalità terapeutiche di intervento, anche perché le cause che presiedono queste due differenti forme di infertilità spesso sono distinte.

 

Una panoramica generale sull’infertilità secondaria

L’infertilità secondaria, come abbiamo precisato in precedenza, si verifica quando una coppia che è già riuscita ad avere in maniera naturale uno o più figli, presenta difficoltà nei successivi tentativi di concepimento. Secondo recenti statistiche un genitore su dieci soffre di problemi di infertilità secondaria, pur senza manifestazioni evidenti. Secondo uno studio statunitense quasi 4  milioni  di coppie incontrano questo problema dopo la prima o la seconda gravidanza: nel 40% dei casi l’infertilità secondaria è correlata ad un problema relativo al liquido seminale, nel 30% delle ipotesi è connessa ad una disfunzione ovarica, nel 20% dei casi è determinata da una patologia come l’endometriosi, mentre nel restante 10% delle ipotesi questa ha un carattere idiopatico, ossia non è possibile procedere all’individuazione di una causa specifica.

 

La causa più diffusa dell’infertilità secondaria: la qualità dello sperma

Le statistiche precedenti mettono in evidenza come la causa più diffusa di infertilità secondaria sia legata a problematiche relative al liquido seminale. La mutazione dello stile di vita, l’avanzare dell’età, lo stress e un’alimentazione non corretta possono contribuire a una riduzione della qualità dello sperma. Negli ultimi anni, in particolare, si è assistito ad una progressiva perdita di vitalità del liquido seminale. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità una delle principali cause di questa condizione è rappresentata dal tabagismo: il fumo, infatti, determina non solo una riduzione della quantità degli spermatozoi, ma anche una minore qualità degli stessi. Nei forti fumatori, ad esempio, il calo del numero degli spermatozoi è stimato al 22%. Altri fattori che possono determinare un’infertilità sopraggiunta sono rappresentati da interventi chirurgici, infezioni uro-seminali o epididimiti, ossia infiammazioni della parte dell’apparato genitale maschile preposta alla produzione del liquido seminale.

 

L’età della donna

Una delle principali cause di infertilità secondaria è rappresentata dall’età della donna. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, la fertilità femminile è strettamente interconnessa all’età riproduttiva. L’avanzamento degli anni determina una riduzione costante della quantità e della qualità degli ovociti nelle ovaie. Questi ultimi in età puberale si attestano intorno ai 300/500mila, mentre a 37 anni sono circa 25.000 per arrivare ad attestarsi a 51 anni (età media dell’inizio della menopausa nei paesi occidentali) intorno ai 1.000. In particolare, la fertilità subisce una prima rilevante diminuzione già intorno ai 32 anni e un declino ancora più rapido dopo i 37 anni anche in relazione all’aumento dei livelli dell’ormone follicolo stimolante FSH. Inoltre, l’aumento dell’età comporta una riduzione inversamente proporzionale della capacità dell’endometrio di interagire con l’embrione e, di conseguenza, una minore probabilità di portare a termine una gravidanza.

 

Gli esami per l’accertamento dell’infertilità secondaria

Qualora un ulteriore gravidanza tardi ad arrivare è opportuno procedere ad alcuni accertamenti una volta decorsi 12 mesi di tentativi mirati non protetti. Tra gli accertamenti più opportuni è consigliabile innanzitutto un esame del sangue finalizzato ad accertare i livelli ormonali. Qualora il medico lo ritenga opportuno, inoltre, potrà indicare un esame come l’isterosalpingografia per valutare eventuali problemi alle tube di Falloppio e la laparoscopia per verificare la presenza di endometriosi o fibromi uterini. Per quanto riguarda una sospetta infertilità secondaria correlata al partner maschile l’esame di routine consiste nello spermiogramma. Si tratta di un’analisi finalizzata ad esaminare parametri quali la concentrazione, la motilità e la morfologia spermatica per valutare un’eventuale assenza di spermatozoi nell’eiaculato (azoospermia), una riduzione degli stessi (oligospermia) o la presenza di alterazioni morfologiche (terazoospermia).

 

Infertilità secondaria e fecondazione assistita

Per coronare il desiderio di una nuova gravidanza, nelle ipotesi di infertilità secondaria, è opportuno fare riferimento innanzitutto alla causa che ha determinato questa condizione. Se l’assenza di concepimento è determinata dall’influenza di uno stile di vita scorretto, una modifica di quest’ultimo dovrebbe determinare un miglioramento della fertilità. Qualora, invece, l’infertilità dipenda da altri fattori, la soluzione più adeguata resta la fecondazione assistita. In particolare, nelle ipotesi di ridotta qualità o motilità spermatica, l’opzione migliore può essere rappresentata dall’inseminazione artificiale, particolarmente adatta per pazienti che presentano lievi o moderati difetti nel proprio sperma. Qualora questa non risulti sufficiente è possibile far ricorso alla fecondazione omologa od eterologa. Anche nelle ipotesi di infertilità secondaria riferibile alla donna, qualora la causa non sia determinata da elementi esterni come la modifica dello stile di vita, il fumo o lo stress, la soluzione più opportuna appare la fecondazione assistita. I nostri specialisti, da questo punto di vista, sono in grado di valutare la tecnica più adeguata caso per caso.

 

IVI: il leader mondiale nella fecondazione assistita

I nostri centri rappresentano l’avanguardia a livello mondiale nell’ambito della medicina riproduttiva. Ben 9 coppie su 10, dopo essersi rivolte ai nostri esperti, sono riuscite a coronare il proprio desiderio di genitorialità. Grazie all’utilizzo delle nostre tecniche all’avanguardia, come la fecondazione in vitro eterologa, si riescono a raggiungere incredibili percentuali di successo come quella del 97,5% di gravidanze riuscite.

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