novembre 4, 2019

Cos’è l’iperemesi e come trattarla

La gravidanza, soprattutto nel corso dei primi mesi, è spesso accompagnata da un complesso di sintomi che sono comuni alla maggior parte delle donne incinte. Un profilo sintomatologico che è la naturale conseguenza del complesso di trasformazioni fisiche, fisiologiche e psicologiche determinate dalla gestazione. Uno dei sintomi, che è al tempo stesso uno dei segnali di una gestazione in corso, è rappresentato dalla nausea e dal vomito. Questa sensazione di malessere generalizzato, diffusa soprattutto nel primo trimestre, colpisce una percentuale di donne fra il 50% e il 90%. In una piccola percentuale di questi casi, che si attesta intorno allo 0,5%, però questi sintomi possono assumere un carattere patologico a causa della frequenza gli episodi e dell’intensità degli stessi. In questi casi di parla di iperemesi gravidica, una condizione che richiedere un intervento medico per ripristinare il normale equilibrio delle sostanze nutrizionali e dei sali minerali.

 

Cosa determina sintomi come nausea e vomito

Le cause di sintomi come nausea e vomito durante la gravidanza non sono ancora completamente chiare. Secondo alcuni ricercatori, questi episodi potrebbero rappresentare una sorta di meccanismo di “autoprotezione” nei confronti di un’ingestione di cibi che potrebbero essere eccessivi per quantità o addirittura troppo carichi di tossine. L’ipotesi più accreditata, però, riconduce questi sintomi alle variazioni ormonali che si verificano durante la gestazione e in particolare all’aumento della produzione della gonadotropina corionica umana (HCG). Durante il primo trimestre di gravidanza, infatti, il livello di HCG subisce un notevole incremento per poi stabilizzarsi all’inizio del quarto mese.

 

L’Iperemesi gravidica: una panoramica generale

Se la nausea e il vomito si ripetono in maniera frequente e con manifestazioni superiori rispetto al normale, allora è possibile parlare di una forma di iperemesi connessa alla gravidanza. L’iperemesi gravidica, come patologia, è stata resa pubblica e ha destato interesse mediatico e sociale dal momento in cui si è scoperto che a soffrirne era Kate Middleton. Questa patologia si esterna mediante una forma grave e frequente di vomito che può essere tale da determinare una perdita del peso e gravi forme di disidratazione. Questa condizione si distingue dalle comuni forme di disturbi che nella gravidanza si presentano soprattutto al mattino, perché queste ultime non hanno una frequenza ed intensità tale da determinare una riduzione del peso o un processo di disidratazione.

 

Le conseguenze dell’iperemesi

L’iperemesi, oltre alle frequenti manifestazioni di vomito, comporta anche conseguenze di rilievo. Il disturbo, infatti, è generalmente connesso ad un’alimentazione insufficiente. In questa ipotesi si può innescare un processo di chetosi: l’organismo brucia i grassi e produce i cosiddetti chetoni, che aumentando possono determinare conseguenze di rilievo. La chetosi, inoltre, può essere accompagnata da un insieme di sintomi come la stanchezza cronica.

L’iperemesi in gravidanza, inoltre, può comportare una generale disidratazione e una generale alterazione del bilancio elettrolitico che regola in funzionamento dell’organismo. Normalmente si tratta di una situazione che non si protrae per più di 18 settimane, anche perché il superamento di questo limite di tempo potrebbe determinare anche delle gravi alterazioni epatiche.

Le conseguenze sul bambino

Un recentissimo studio, condotto su 312 bambini nati da mamme che avevano sofferto di iperemesi durante la gravidanza e pubblicato dalla David Geffen School Of Medicine dell’Università della California, ha messo in rilievo come questa condizione possa determinare gravi problematiche al feto. In particolare, gli scienziati hanno evidenziato come i bambini esposti in utero a continui e rilevanti episodi di iperemesi hanno un rischio 3,28 volte maggiore di sviluppare deficit di tipo cognitivo come disturbi dell’attenzione o ritardi linguistici. Questa condizione, infatti, è determinata dalla scarsità di apporto nutrizionale al feto derivante dal vomito e dalla condizione di disidratazione della mamma.

La diagnosi

Qualora gli episodi di vomito nel corso della gravidanza siano ripetuti e di notevole intensità è opportuno effettuare adeguati accertamenti medici per valutare se il profilo sintomatologico possa coincidere con una iperemesi gravidica. Il profilo diagnostico si basa su una valutazione clinica, sull’analisi dei corpi chetonici urinari, sugli elettroliti sierici e su test di funzionalità renale. In questa ipotesi può essere anche necessario fare ricorso ad un’ecografia per escludere una gravidanza multipla.

Il trattamento dell’iperemesi gravidica

Occorre precisare come non esista un approccio terapeutico unico valido per tutti i casi di iperemesi, ma che il trattamento vada differenziato caso per caso sulla base delle condizioni della paziente e sul suo grado di disidratazione. Nei casi più gravi viene esclusa qualsiasi terapia orale e, in genere, si procede ad una terapia endovenosa attraverso la quale si somministrano zuccheri, vitamine ed elettroliti. Qualora il vomito persista, il medico può anche disporre la somministrazione di farmaci destinati ad alleviare lo stimolo (antiemetici), come la vitamina B6, la doxilamina o la prometazina.  Occorre precisare come i sintomi continuino molto di rado in seguito al trattamento farmacologico. Qualora questa condizione si protragga può essere necessario procedere ad un’alimentazione attraverso un apposito sondino. Un intervento temporaneo che viene interrotto una volta ripristinata una situazione di normalità.

Le precauzioni per alleviare i sintomi

Qualora la condizione, pur essendo fastidiosa, non sia tale da determinare la necessità di una terapia endovenosa, è possibile adottare una serie di precauzioni alimentari tali da consentire una riduzione dei sintomi. In particolare, è consigliabile ridurre le quantità, ma aumentare la frequenza e il numero di pasti e preferire cibi leggeri come frutta e miele.

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