luglio 25, 2018

Come rimanere incinta: quali sono i giorni migliori e i fattori determinanti?

La realizzazione del proprio sogno di maternità passa attraverso un percorso di consapevolezza, calcoli e attenzioni che possono incrementare le possibilità di rimanere incinta.  Anche se spesso la gravidanza è uno stato che molte donne riescono ad ottenere con facilità, in altri casi è necessario far ricorso a particolari attenzioni per aumentare le probabilità di avere un bambino. Il calcolo del periodo fertile, la frequenza ottimale dei rapporti, la scelta di uno stile di vita sano e la riduzione delle fonti di stress possono avere un effetto positivo determinante su una futura gravidanza. Precauzioni che si rivelano molto importanti soprattutto qualora la donna superi i 40 anni. Infatti, nel corso del tempo in Italia si è assistito a un sempre continuo spostamento in avanti dell’età media della prima gravidanza. Ecco un vademecum su come rimanere incinta e sui “trucchi” più efficaci per coronare il proprio sogno di maternità.

 

Il calcolo del periodo fertile

I consigli su come rimanere incinta non possono che iniziare dal calcolo del periodo fertile. Occorre precisare, ovviamente, come non sempre la valutazione dei giorni di massima fertilità può portare ad una gravidanza perché questo momento mensile può variare sensibilmente anche nelle donne che normalmente hanno una cadenza mestruale molto regolare. Il ciclo mestruale si compone di tre fasi: la prima va dal giorno delle mestruazioni fino all’ovulazione, la seconda fase riguarda l’ovulazione vera e propria, mentre l’ultima è detta fase lutea, che si verifica nei giorni successivi all’ovulazione e ha la funzione di preparare il corpo ad una gravidanza. Se il ciclo mestruale è regolare, l’ovulazione generalmente si verifica 13-15 giorni prima del flusso. Il periodo fertile normalmente non coincide soltanto con i giorni dell’ovulazione ma anche con quelli immediatamente precedenti e successivi (periodo periovulatorio) perché gli spermatozoi possono sopravvivere nell’utero anche 72 ore. In questa fase, nella quale l’ovocita viene espulso dalle ovaie, infatti, si verifica un aumento degli ormoni LH e degli estrogeni. Occorre, comunque, precisare che se il calcolo in questione può aumentare le probabilità di rimanere incinta, i giorni fertili possono variare da donna a donna e l’ovulazione, che normalmente si verifica il quattordicesimo giorno, può cambiare cadenza in base alla lunghezza del ciclo.

 

I metodi per individuare il periodo dell’ovulazione: l’Ogino-Knaus

Una delle pratiche più diffuse per il calcolo del periodo fertile è il metodo Ogino-Knaus, usato e conosciuto sopratutto come sistema anticoncezionale, ma che può essere anche utilizzato per accertare i giorni nei quali c’è un’alta possibilità di rimanere incinta. Questo sistema si fonda su un calcolo statistico finalizzato ad individuare il periodo nel quale è maggiormente probabile che si verifichi l’ovulazione. Secondo questo metodo occorre sottrarre 14 giorni dalla presunta data del futuro ciclo mestruale: questa stima consente di ottenere il probabile giorno centrale del periodo ovulatorio. Questa procedura, però, parte dal presupposto della conoscenza del prossimo ciclo mestruale e, di conseguenza, è applicabile soltanto alle donne che hanno mestruazioni regolari. Il metodo, quindi, ha un carattere puramente indicativo e orientativo.

 

Gli altri metodi per calcolare il periodo ovulatorio: il metodo Billings e il calcolo della temperatura basale

I consigli su come rimanere incinta attraverso il calcolo del periodo fertile possono anche comprendere altre due procedure. Il metodo Billings si basa sull’individuazione dei giorni fertili e di quelli non fertili mediante l’osservazione del muco cervicale. Quest’ultimo, infatti, fungerebbe da “spia” del periodo ovulatorio: in prossimità dell’ovulazione, infatti, il muco appare più fluido e filamentoso, mentre quando questo periodo è più lontano la secrezione appare maggiormente densa. Un altro sistema per individuare il periodo ovulatorio consiste nel calcolo della temperatura basale. Quest’ultima è la temperatura che è possibile registrare al momento del risveglio, prima di ogni tipo di attività. Questo metodo si fonda sul presupposto che il progesterone, dopo l’ovulazione, determina un innalzamento della temperatura corporea fino a 0,5 gradi. La temperatura, invece, diminuisce in prossimità del ciclo mestruale per effetto della degenerazione del corpo luteo. Ai fini di questa procedura è necessario misurare la temperatura ogni giorno alla stessa ora. Ovviamente, anche in questo caso, il metodo ha una valenza puramente indicativa perché la temperatura corporea può variare sulla base di moltissimi fattori, alcuni dei quali anche ignoti.

 

La frequenza ottimale dei rapporti

Accanto al calcolo del periodo dell’ovulazione, negli ultimi anni sono emersi anche molti studi diretti ad individuare la frequenza ottimale dei rapporti per rimanere incinta. Secondo i ricercatori della Society for Reproductive Endocrinology and Infertility, periodi di astinenza superiori a cinque giorni possono avere un effetto negativo sulla conta spermatica, riducendo il numero di spermatozoi, mentre periodi brevi (circa due giorni) sono associati a una normale densità spermatica. Un altro studio condotto su più di 200 coppie che pianificavano una gravidanza ha messo in evidenza come la maggiore fecondabilità (33%) fosse associata a rapporti sessuali quotidiani, mentre la probabilità di rimanere incinte si veniva a ridurre al 15% nel caso di rapporti a frequenza settimanale.

 

 

L’attenzione allo stile di vita e alla dieta

 Nell’ambito delle precauzioni più opportune per rimanere incinta, oltre al calcolo del periodo di maggiore fertilità, assume anche un’importanza essenziale l’adozione di uno stile di vita corretto, sia sotto il profilo di un’alimentazione adeguata, sia nello svolgimento di un’attività fisica periodica e regolare. Un’accortezza ancora più importante una volta superati i 40 anni. Uno studio pubblicato sul Journal of Nutritional and Enviromental Medicine condotto su 367 coppie che in precedenza avevano avuto problemi connessi alla fertilità ha messo in rilievo come una corretta dieta alimentare possa avere un’importanza essenziale su una futura maternità: ben 89 coppie su 100, sottoposte a un regime alimentare equilibrato e bilanciato, sono riuscite a portare a termine una gravidanza.

 

Gli effetti negativi del fumo sulla fertilità

Per incrementare le possibilità di avere un bambino non è sufficiente una corretta dieta alimentare, ma sono necessarie anche altre precauzioni finalizzate a standardizzare lo stile di vita secondo corrette abitudini. In particolare, fra i principali nemici della fertilità sono indicati l’alcol e il fumo. Il primo interferisce con il funzionamento delle ghiandole come l’ipotalamo e l’ipofisi che regolano la produzione degli ormoni sessuali. Fra le conseguenze deleterie correlate al consumo di bevande alcoliche possono annoverarsi l’amenorrea, i cicli anovulatori e il deficit della fase luteinica. Anche la nicotina produce effetti estremamente dannosi sia per la fertilità maschile, sia per quella femminile. Negli uomini il fumo può determinare alterazioni della morfologia e della motilità degli spermatozoi, nonché comportare una riduzione del numero degli stessi. Nella donna, invece, le sigarette possono determinare problemi di ovulazione.  Un recente ricerca condotta dal Ministero della Salute ha evidenziato come il 13% circa dei casi di infertilità femminile possa essere determinato dal consumo di nicotina.

 

Gli effetti negativi dello stress sulla fertilità 

Fra i principali nemici “nascosti” della fertilità occorre indicare anche lo stress. Una condizione stressante che continui a perdurare nel corso del tempo, infatti, può produrre effetti negativi  sia per la donna, sia per l’uomo. Nel primo caso, infatti, possono verificarsi alterazioni nell’ovulazione e nel ciclo, mentre nel secondo caso lo stress può avere provocare modificazioni sul livello di testosterone e sulla produzione di spermatozoi. Secondo una ricerca americana condotta su 500 pazienti, le donne con livelli di stress maggiori hanno una probabilità di rimanere incinte più basse del 19% rispetto a quelle che rientravano in parametri normali.

IVI: la soluzione ideale per chi desidera avere un bambino

Qualora la coppia abbia adottato le soluzioni indicate in questo vademecum senza ottenere alcun risultato non bisogna scoraggiarsi. La nostra esperienza ha aiutato a nascere più di 160.000 bambini. L’esperienza di IVI, in questi anni, si è rivelata essenziale anche per le donne di età superiore a 40 anni che desideravano rimanere incinte. Negli ultimi anni, infatti, le pazienti ultraquarantenni che si sono sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita sono aumentate fino a diventare oltre un terzo del totale. I risultati dei nostri centri sono certificati e verificati e raggiungono le vette mondiali nel settore. Nelle cliniche IVI, infatti, tecniche come l’ovodonazione garantiscono un indice di concepimento top al 97% per tre tentativi, mentre la fecondazione in vitro riesce a raggiungere un livello di successo pari all’87,08% sempre al terzo tentativo. Risultati che permettono di risolvere i problemi di fertilità di 9 coppie su 10 che si rivolgono ai nostri specialisti.

 

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