luglio 6, 2020

Una speranza per le donne con insufficienza ovarica precoce

Insufficienza ovarica precoce
Per il Comitato editoriale Blog IVI

Daniela Galliano
DIRETTRICE IVI ROMA
Daniela Galliano
MD, PhD
Centro IVI Roma s.r.l.

 

  • Risultati promettenti nelle donne di età inferiore ai 40 anni insufficienza ovarica precoce, grazie alla tecnica ASCOT – infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica – che ha già avuto successo in pazienti con bassa risposta ovarica.
  • L’ultimo studio mostra i benefici della mobilizzazione delle cellule staminali del midollo osseo e il raggiungimento delle ovaie stesse senza iniezione ma attraverso la circolazione sanguigna. Questo processo è meno invasivo e più facile da effettuare.
  • Un’altra scoperta mostra come, grazie a questa tecnica, sia possibile lo sviluppo dei follicoli. Questo ha significato per alcune donne il recupero del ciclo mestruale e, quindi, la riduzione di sintomi della menopausa.

Circa 1 su 100 donne di età inferiore ai 40 anni soffre di insufficienza ovarica precoce. Ciò significa che le ovaie cessano prematuramente la loro attività, portando anche all’interruzione delle mestruazioni.

Le Dott.sse Sonia Herraiz, ricercatrice della Fondazione IVI-IIS la Fe, e Nuria Pellicer, Ginecologa dell’Ospedale la Fe di Valencia, hanno condotto uno studio che riaccende la speranza per tutte queste donne che soffrono di insufficienza ovarica precoce.

Progressi compiuti grazie allo studio sull’insufficienza ovarica precoce

Come spiegato dalla Dott.ssa Pellicer: “Il processo, invece di somministrare le cellule staminali come fatto nelle precedenti fasi di questa ricerca, prevede che le stesse raggiungano le ovaie in modo da poter esercitare i loro effetti positivi.

In entrambi i casi, sia quando vengano somministrate che semplicemente mobilitate, le cellule staminali rilasciano fattori di crescita che stimolano le cellule del tessuto in cui si trovano a crescere, proliferare o rigenerarsi. La mobilizzazione è una procedura meno invasiva perché le cellule non vengono somministrate, ma possono ugualmente raggiungere l’ovaio danneggiato.”

Questo lavoro è stato presentato durante il 36 ° Congresso della Società europea di riproduzione umana e embriologia (ESHRE). In questo studio il campione in esame si è ampliato e non si limita più a soggetti con bassa risposta, ma fornisce anche una possibilità per le donne di età inferiore ai 40 anni che soffrono di insufficienza ovarica precoce.

In che consiste la tecnica del ringiovanimento ovarico?

La riserva ovarica è costituita da follicoli primordiali. Ogni mese si attivano circa 1.000 follicoli, che attraversano tutte le fasi dello sviluppo. Lungo questo processo di sviluppo avviene una degenerazione dei follicoli, fino a quando ne rimangono solo uno o due.

Come commenta la dott.ssa Herraiz, “Questa tecnica consente che questi follicoli, che non si attivano o si degenerano nelle prime fasi dello sviluppo a causa dell’ovaio danneggiato, possano raggiungere lo stadio di ovulo maturo, poiché l’ambiente o il microambiente in cui cresceranno e si svilupperanno viene rigenerato. L’intero processo si svolge all’interno dell’ovaio”.

Precedenti studi si erano limitati all’introduzione di cellule staminali nell’ovaio, ma recenti risultati preliminari indicano che questa potrebbe non essere necessaria. Questo perché le cellule e i fattori che hanno secreto possono raggiungere l’ovaio attraverso il sistema circolatorio, in un processo molto meno invasivo e semplice.

“Con questo studio cerchiamo di sviluppare e standardizzare una tecnica il meno invasiva possibile, in modo che possa essere implementata in tutte le nostre cliniche autorizzate e offrire a qualsiasi donna che desideri diventare mamma la possibilità di avverare il suo desiderio, anche quando le sue circostanze riproduttive siano sfavorevoli ”, aggiunge la Dott.ssa Pellicer.

Questo lavoro, ancora in fase di sviluppo, ha due rami di studio:

  • Uno limitato alla tecnica ASCOT, ossia l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica, che si fonda sulla mobilizzazione delle cellule, sulla loro estrazione e sulla loro successiva introduzione direttamente nell’ovaio.
  • E un altro, meno invasivo, che consiste nel mobilizzare le cellule, ma permettendo loro di raggiungere le ovaie stesse tramite il flusso sanguigno.

“Abbiamo verificato che la tecnica di mobilizzazione è in grado di far funzionare di nuovo queste ovaie, quindi siamo stati in grado di dimostrare che entrambi i rami riescono a promuovere lo sviluppo dei follicoli e persino permettere il recupero delle mestruazioni in alcune pazienti, riducendo così i sintomi della menopausa.

Tuttavia, dobbiamo essere cauti, poiché questi sono i risultati preliminari di uno studio che è ancora in fase di sviluppo. Al momento, sono stati ottenuti embrioni in 2 dei 10 pazienti coinvolti e una gravidanza di 37 settimane tramite ASCOT “, afferma la Dott.ssa Pellicer.

Tecnica ASCOT: cos’è e in cosa consiste?

La tecnica ASCOT di ringiovanimento ovarico, di cui IVI è un pioniere in tutto il mondo, consiste nel trapianto di cellule staminali dal midollo osseo nell’arteria ovarica (BMDSC, per il suo acronimo in inglese: Bone Marrow-Derived Stem Cells). Con questa tecnica l’ovaio, in quanto organo responsabile dell’ovulazione, inverte parzialmente il suo processo di invecchiamento e attiva i follicoli addormentati, che altrimenti rimarrebbero non sviluppati.

Questa tecnica ha ottenuto un miglioramento dei biomarcatori della funzione ovarica nell’81% dei pazienti, rendendola una realtà per queste donne, sia con bassa risposta che per chi soffre di insufficienza ovarica precoce. Inoltre, con questa tecnica è già stata raggiunta la nascita di 3 bambini e fino a 6 gravidanze.

La prima fase di questa tecnica è stata sperimentata sul modello animale, permettendo di verificare l’efficacia delle cellule staminali. Successivamente, ha avuto una seconda fase su pazienti a bassa risposta, in cui le cellule staminali sono state mobilitate, sono state estratte nel sangue periferico e impiantate nuovamente nell’ovaio. Di conseguenza, sono state prodotte gravidanze spontanee in donne con bassa riserva ovarica dopo aver subito un trapianto di midollo osseo.

Dato il successo della tecnica, è stata avanzata una terza fase, che ha coinvolto le donne di età inferiore ai 38 anni con insufficienza ovarica prematura – una situazione con una prognosi peggiore rispetto al caso dei pazienti con bassa risposta. In questa fase dello studio, è nato l’aspetto dei due versanti di implementazione, di cui abbiamo già discusso in precedenza.

La Dott.ssa Herraiz conclude: “una linea di ricerca molto incoraggiante sulla quale continueremo a lavorare con un unico obiettivo: migliorare le tecniche e i trattamenti di riproduzione assistita al fine di ottenere i migliori risultati nel più ampio campione di studio”.

Dal ringiovanimento al salvataggio ovarico

Questo processo, che è popolarmente noto come “ringiovanimento ovarico“, consiste nel salvare i follicoli dormienti – non nel ringiovanirli – quindi sarebbe più conveniente venisse definita “salvataggio ovarico”.

 

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