ottobre 19, 2019

Cancro al seno, diventare mamma si può!

In occasione della Giornata mondiale contro il cancro al seno, il tumore più frequente tra le donne occidentali, abbiamo chiesto a tre donne di raccontare la propria esperienza. Stella, Susanna e Irene sono la dimostrazione che sia possibile superare il cancro al seno, nonstante la paura e la fatica.

Susanna e il cancro al seno – lo shock iniziale

“Quando mi è stato diagnosticato un tumore al seno, ho pensato subito: OK, sto morendo. Mi diede la notizia il radiologo dell’Unità senologica del mio ospedale. E nel momento in cui pronunciò quelle tre parole fatidiche, mi sentii trafitta da mille pugnali. Cancro al seno… In quel momento ho smesso di ascoltare. Il radiologo continuava a parlare, ma il mio mondo si fermò. Con me in visita c’erano i miei genitori, mia sorella e persino alcuni amici. Continuavo solo a pensare: cancro al seno, sto morendo. Mi ha invaso una sensazione di vertigine, ho iniziato a piangere in maniera incontrollata”, spiega Susanna, una donna di 42 anni di Toledo che ha scoperto la sua malattia 7 anni fa.

Essere mamma dopo il cancro  – è possibile?

Susanna, Irene e Stella hanno preso parte al nostro programma gratuito per i malati di cancro Madre dopo il cancro” e vitrificato i loro ovuli prima di affrontare le terapie previste.
A 36 anni e senza figli, ha combattuto con perseveranza per avere una possibilità di soddisfare il suo desiderio di essere madre. “Fortunatamente o sfortunatamente, mi ci è voluto molto più tempo per affrontare il problema della maternità a causa dell’Unità che mi ha trattato. Il radiologo, il chirurgo, il chirurgo plastico e l’oncologo hanno delineato i passi da seguire per fermare il mio cancro al seno il prima possibile. Ma l’opzione di essere madre in futuro non è stata considerata in nessun momento. E quasi per caso, all’improvviso, mi sono chiesta: e se volessi essere mamma un domani? Dovevo continuare a pensare a me come donna, e per me era importante poter diventare una madre. Ho avuto la fortuna di incontrare una persona che aveva lavorato nel reparto di Biologia di IVI, che mi ha parlato delle opzioni che venivano offerte a donne come me, con davanti una dura battaglia da affrontare” aggiunge.

La preservazione della fertilità 

Le informazioni relative alla preservazione della fertilità per le pazienti malate di cancro al seno devono essere fornite al paziente da tutte le aree coinvolte nel processo di diagnosi e trattamento della malattia. Sapere che dopo il superamento della malattia si può ancora diventare mamma, in molte occasioni, è la motivazione che riempie i pazienti di forza ed energia per affrontare il loro cancro al seno. Puoi essere mamma dopo il cancro.

“Ero sicura di voler congelare i miei ovuli, quindi ho insistito con il mio oncologo e gli ho detto che dovevo farlo. Volevo lottare per quella opportunità, per la mia autonomia e libertà nel decidere del mio futuro e la scienza mi ha dato l’opportunità di farlo. ” dice. E il frutto della perseveranza di Susanna, 7 anni dopo, è stato Manuel, il suo bambino di 4 mesi.

L’esperienza in IVI

“Quando l’oncologo ti dà il via libera per diventare mamma, è qualcosa di eccitante. Entri in IVI con un altro spirito, vivi tutto intensamente. Entri e trovi strutture moderne, tecnologia estremamente avanzata, oltre a un personale estremamente umano, attento alla tua situazione, coinvolto in ogni momento del processo. Per loro ero una “persona”, non un numero o solo una delle tanti pazienti, come potrei pensare per un’azienda di queste dimensioni. In IVI ho visto un progetto comune, una condivisione di intenti. Ha un team di professionisti che si prendono cura di te. E la paura c’è, ma quando vedi l’ecografia, vedi il bimbo come cresce e come si evolve, la paura scompare. La maternità è un’energia che trascende, un potere che può con e contro ogni cosa. E quando mio figlio si sveglia al mattino e mi sorride, e mi guarda come se stesse vedendo Dio, tutto ha un senso. E’ il dono più grande”, conclude.

Susanna, Irene e Stella fanno parte delle oltre 800 donne che hanno preservato la loro fertilità in IVI, con diagnosi di cancro, nell’ambito del programma gratuito offerto ai malati di cancro. Grazie a questo programma, ci sono già 29 bambini nati dopo che le loro madri hanno superato la malattia, e se ne stanno aggiungendo altri 7.

La preservazione incide sul cancro al seno?

Le donne con diagnosi di cancro che si recano in clinica per saperne di più in merito alla preservazione della fertilità, esprimono in genere preoccupazioni o dubbi di 3 tipi. 
La prima preoccupazione è sempre legata al tempo, in questo percorso ad ostacoli che le fa correre contro il decorso della malattia. La seconda è relativa alle complicazioni che possono essere associate al trattamento di vitrificazione e alla sua possibile influenza negativa per il decorso del cancro al seno o nel successivo trattamento per curarlo.

Per queste due tipologie di preoccupazioni, la risposta è semplice: né il tempo né le complicazioni sono un oggi problema.
In ogni momento viene mantenuto un rapporto collaborativo con l’oncologo attraverso protocolli progettati per ogni paziente. Ciò è supportato dai dati attualmente pubblicati sul follow-up dei pazienti che hanno subito un processo di conservazione della loro fertilità, i quali mostrano che la stimolazione ovarica per ottenere gli ovociti per la vitrificazione non influisce sull’evoluzione del cancro.
E, infine, l’eterno dubbio: quali sono le possibilità che funzioni? I risultati sono sempre correlati all’età in cui gli ovociti sono congelati. Più si è giovani, maggiori sono le possibilità di successo.

Qualche parola di speranza

“Sii forte, combatti, non sei sola. Continua perché hai molte possibilità. “
“Non perdere mai il tuo sorriso o pensare che non lo supererai. Non smettere di combattere, la vita ti aspetta. Questa è solo una parentesi e non dovresti rinunciare a piani futuri. “
 “Piangilo oggi. Ma da domani normalizzalo e vai avanti. È un brutto anno, ma se ne andrà.”
Queste sono le parole che Stella, Susanna e Irene dedicano a quelle donne che, come loro all’epoca, devono combattere la battaglia contro quel grande gigante chiamato cancro al seno.
Oggi e sempre, siamo con tutti voi.

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