febbraio 19, 2019

L’aumento del rischio di infertilità maschile: lo studio di IVI

Infertilità maschile

L’infertilità maschile è una condizione che colpisce sempre più uomini e che rischia di far registrare un progressivo e costante aumento nei prossimi anni. A definire i confini di questo problema in termini scientifici e statistici, è un recentissimo studio presentato da IVI ad ottobre nell’ambito del congresso dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) a Denver. La ricerca dal titolo “Total motile sperm count trend over time across two continents: evaluation of semen analyses from 119,972 infertile men”, che per il rilievo scientifico ha conseguito il Premio Accademico dell’ASRM. Questo lavoro mette in evidenza come la necessità per gli uomini di ricorrere ad un trattamento di fertilità sia in aumento del 9% negli ultimi dieci anni. Questo studio conferma, con un’analisi di un amplissimo campione, un trend già evidenziato da molti ricercatori in diversi lavori pubblicati nell’ultimo decennio. Nel 2011, ad esempio, un’analisi pubblicata sulla rivista “Human Reproduction Update” rilevava già una riduzione drastica del numero degli spermatozoi medi per ogni uomo sano, con un passaggio da 99 milioni per millilitro nel 1973 a 47 milioni.

Lo studio presentato da IVI rappresenta un vero e proprio punto di svolta per le future ricerche relative all’infertilità maschile e alla fecondazione assistita perché il campione di riferimento, costituito da circa 120.000 uomini, rappresenta il più grande mai utilizzato fino ad oggi nell’ambito della letteratura scientifica mondiale.

Una panoramica sull’infertilità maschile

 In Italia, in particolare, i dati evidenziano come circa . Uno dei fattori maggiormente impattanti su questa condizione è determinata da una ridotta tendenza alla prevenzione primaria.

Il focus dello studio IVI

La recente ricerca condotta dai nostri scienziati parte proprio dal presupposto che la metà dei casi di infertilità rilevati statisticamente, sia riferibile al fattore maschile. Questa constatazione, comparata alla misurazione di una progressiva e costante riduzione della qualità del liquido seminale e del numero di spermatozoi, rende la ricerca di IVI uno dei punti di riferimento sia per l’analisi delle problematiche di fertilità maschile, sia per le future evoluzioni nell’ambito della fecondazione assistita e, nello specifico, dei trattamenti di fertilità. Individuare con chiarezza il focus del problema, infatti, consente sia di predisporre un piano di prevenzione adeguato, sia di intervenire con tecniche mirate qualora non sia possibile una soluzione ab origine.

La ricerca e il parametro del numero totale di spermatozoi mobili

La nostra ricerca, coordinata dalla Dott.ssa Ashley Tiegs, ha preso in considerazione in particolare il numero totale di spermatozoi mobili (TMSC). Quest’ultimo rappresenta un parametro di partenza essenziale per prevedere le probabilità di una gravidanza. La motilità degli spermatozoi, infatti, rappresenta uno dei valori qualitativi fondamentali per valutare la qualità del liquido seminale e la valutazione della stessa viene espressa, in particolare, come percentuale totale di spermatozoi mobili. Il campione preso in considerazione, in un range temporale che va dal 2002 al 2017, è di 119.972 uomini ed è il più grande mai utilizzato per la redazione di uno studio scientifico di carattere internazionale.

L’incremento del rischio di un trattamento di fertilità

La ricerca di IVI, prendendo in considerazione un arco di tempo di 15 anni, rileva come la percentuale di uomini che rischiano di far ricorso a un trattamento di fertilità è in costante e progressivo aumento. In particolare, si è passati da un 12,4% nel 2004 a un 21,3% nel 2017, con una crescita del 9% in poco più di dieci anni.

Una percentuale che, d’altro canto, si accompagna ad un altro dato di rilievo: nello stesso periodo di tempo la percentuale di uomini con un TMSC normale è diminuita del 9% passando dall’87,6% al 78,7%. Questo progressivo peggioramento della qualità del liquido seminale comporta, di conseguenza, una maggiore richiesta di trattamenti di fecondazione assistita per consentire di realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

L’organizzazione dei dati e la suddivisione del campione

Il campione di quasi 120.000 uomini, ai fini dello studio, è stato suddiviso in tre gruppi di osservazione, sulla base del numero totale di spermatozoi mobili. Nella prima classificazione sono stati inseriti gli uomini con un TMSC superiore a 15 milioni di spermatozoi. Si tratta di pazienti che, in assenza di particolari patologie, non necessiterebbero di un trattamento di fecondazione assistita. La seconda categoria, invece, comprende i pazienti con un TMSC variabili fra cinque e quindi milioni di spermatozoi. In questi casi, qualora non sopraggiunga una gravidanza decorso il termine di 12 mesi di rapporti non protetti, potrebbe essere necessario far ricorso ad un trattamento di fertilità di primo livello come l’inseminazione artificiale. Questa tecnica si caratterizza per una ridotta invasività e consiste nella collocazione di un campione di sperma trattato in laboratorio all’interno dell’utero della donna. Una procedura che consente un’abbreviazione del percorso che separa l’ovulo dallo spermatozoo, ma che non prevede un prelievo preliminare del gamete femminile.  La terza classificazione effettuata nello studio comprende pazienti con un TMSC che varia tra zero e cinque milioni e che, di conseguenza, potrebbe comportare il ricorso ad una tecnica di fecondazione assistita di secondo livello come la FIVET attraverso un’iniezioni intracitoplasmatica di spermatozoi. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Bruxelles l’ICSI è particolarmente indicata nelle ipotesi in cui l’infertilità sia determinata da un’esigua quantità di spermatozoi mobili e consente di misurare un ottima percentuale di avvio di una gravidanza , in più dell’80% dei casi.

Il valore dello studio

La ricerca condotta dai nostri scienziati, fondata sul più grande campione di studio mai utilizzato in indagini di questo tipo, apre nuove frontiere nell’ambito della medicina riproduttiva e consente di porre un focus sulle cause e sui fattori che determinano l’infertilità maschile. Uno studio che rappresenta la pietra angolare di future ricerche finalizzate ad individuare ed analizzare l’impatto d eventuali fattori esterni sulla fertilità. In particolare, molti studi hanno messo in evidenza come l’adozione di uno stile di vita non corretto possa comportare importanti effetti negativi sulla fertilità. Ad esempio, è stato rilevato come il fumo di sigaretta possa comportare importanti alterazione della morfologia e della motilità spermatica. Un altro fattore negativo è rappresentato dal consumo di alcolici. L’alcool, infatti, può danneggiare sia la produzione sia la qualità degli spermatozoi. Alcune ricerche, da questo punto di vista, hanno evidenziato come questo, nel 45% dei casi, determini una riduzione del numero di spermatozoi e in una percentuale equivalente produca anomalie morfologiche. Un altro fattore esterno di estremo rilievo è rappresentato dall’inquinamento. I fattori ambientali, infatti, incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero di spermatozoi, come confermato da un recente studio italiano pubblicato sulla rivista “Environmental Toxicology and Pharmacology”. Questa ricerca ha utilizzato il liquido spermatico come parametro per valutare l’incidenza dell’inquinamento sulle condizioni di salute e ha rilevato come le caratteristiche degli spermatozoi di soggetti che vivono in zone palesemente inquinate presentino importanti alterazioni.

IVI: dalla ricerca alle soluzioni per far fronte all’infertilità maschile

Il valore dello studio presentato nel corso del congresso ASRM permette di aprire nuove frontiere nell’ambito della ricerca relativa all’infertilità maschile. L’aumento delle percentuali di infertilità maschile rappresenta una delle problematiche più attuali nell’ambito della medicina riproduttiva. Un incremento che determina la necessità di far ricorso a tecniche di fecondazione assistita sempre più efficaci e risolutive. IVI, da questo punto di vista, rappresenta il leader mondiale. Basta pensare che una procedura come l’ICSI, ritenuta essenziale qualora i valori del TMSC sia variabili fra zero e cinque milioni, rappresenta uno dei fiori all’occhiello delle nostre cliniche. Soltanto nel 2017, i nostri centri hanno effettuato 14.648 trattamento di fecondazione in vitro (FIV-ICSI) ottenendo quasi 2.000 gravidanza e raggiungendo la percentuale ineguagliabile di un tasso di gravidanza dopo tre tentativi che si colloca all’86,97%. Inoltre, il 50% dei pazienti che si sottopongono ad ICSI con una storia di tentativi falliti presso altri centri, riesce nelle nostre cliniche a coronare il proprio sogno di genitorialità.

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