gennaio 26, 2021

Aborto spontaneo durante i primi mesi

Aborto spontaneo
Per il Comitato editoriale Blog IVI

 

L’aborto spontaneo, secondo una definizione fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è l’interruzione della gravidanza entro le 22 settimane di gestazione. L’OMS precisa che rientra in questa ipotesi anche la diagnosi di una morte fetale prima delle 22 settimane a prescindere dal momento in cui poi si verifichi l’espulsione del feto. Questo termine temporale preciso è definito per indicare che questo evento si verifica, comunque, quando il feto non ha ancora raggiunto uno sviluppo tale da consentirgli di sopravvivere al di fuori dell’utero senza aiuti artificiali. In moltissimi casi questo evento si può verificare anche prima che la donna abbia consapevolezza di essere incinta. L’aborto spontaneo, infatti, è molto frequente durante le prime 13 settimane di gravidanza. Non sono rari i casi, inoltre, nei quali questo evento si verifica entro il primo mese e rischia di essere confuso con una normale mestruazione.

Le statistiche sull’aborto spontaneo

L’aborto spontaneo, secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists, è la forma più diffusa di interruzione della gravidanza. Secondo alcune stime recenti, i ricercatori ritengono che questo evento si verifichi nel 26% delle gravidanze. Inoltre, nell’80% dei casi l’interruzione della gestazione si verifica nel corso del primo trimestre, mentre questo rischio diminuisce progressivamente dopo le 12 settimane di gestazione. Le probabilità di un aborto spontaneo aumentano fino al 74,7% nelle donne con un’età superiore ai 40 anni. Un altro importante fattore statistico riguarda la precedente storia clinica. Il rischio di un’interruzione spontanea della gravidanza aumenta del 20% qualora la donna in precedenza abbia già dovuto sostenere un aborto spontaneo (cosiddetto aborto ripetuto) e diventa del 28% nel caso in cui gli episodi passati siano stati due, per arrivare al 43% nel caso di 3 o più aborti consecutivi (cosiddetto aborto ricorrente).

Le principali cause di aborto: una panoramica generale

Le cause dell’aborto spontaneo possono essere molteplici, anche se in moltissime ipotesi (circa il 50% dei casi) questo evento non è riferibile a un’origine ben precisa. Da un punto di vista generale è possibile distinguere fra cause genetiche, anomalie uterine e cause generiche attribuibili a una condizione fisiologica del feto o della gestante.

Le cause genetiche

Secondo recenti statistiche, l’aborto spontaneo nel 70% dei casi è determinato da cause imputabili all’ovocita, ossia ad alterazioni, spesso di matrice genetica, che colpiscono l’ovulo fecondato e ne rendono impossibile lo sviluppo. In queste ipotesi il prodotto del concepimento non ha le caratteristiche funzionali per avere un adeguato sviluppo. Questi casi si verificano, in particolare, nel primo trimestre di gravidanza e in molti casi sono rappresentate da alterazioni che coinvolgono l’embrione, soprattutto a carico del sistema nervoso o di altri organi interni. In alcune ipotesi queste colpiscono i villi coriolari o la placenta. Nella maggior parte dei casi si tratta di alterazioni a livello cromosomico già presenti nello spermatozoo o nell’ovulo che possono prodursi sia durante il processo di maturazione, sia durante il processo di fecondazione, sia nel corso della fase di divisione dell’ovocita fecondato. Nella maggior parte dei casi queste anomalie riguardano il numero dei cromosomi, mentre nel 6% delle ipotesi la problematica riguarda la struttura dei cromosomi. Una recente ricerca condotta dall’Imperial College of London ha posto attenzione, in particolare, al fattore maschile. I ricercatori, mettendo a confronto il DNA degli spermatozoi nelle ipotesi di aborto spontaneo con quello di gravidanze andate a buon fine, hanno rivelato come nel primo caso siano più frequenti i danni alla struttura del gamete maschile.

Le anomalie uterine

Un’altra causa ricorrente di aborto spontaneo è rappresentata dalle anomalie uterine o cervicali. La presenza di un utero setto, ossia di un setto fibroso nella cavità uterina che può arrivare fino al collo od occupare parzialmente la cavità, può impedire all’embrione lo sviluppo. Anche la presenza di aderenze uterine, utero fibromatoso o una cervice anormale o debole possono influire sul buon esito di una gravidanza.

Le cause materne generali

Anche le condizioni di salute o cliniche di una donna possono influire sull’esito della gravidanza. In particolare, all’origine di un aborto spontaneo possono esserci cause sistemiche come carenze di vitamina A, C ed E, la contrazione di malattie infettive come la rosolia, l’herpes o un’infezione da cytomegalovirus, le cardiopatie e le malattie relative al sistema metabolico come il diabete. Fra le cause generali possono anche intervenire disturbi cronici come l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e l’ipertensione.

I sintomi dell’aborto spontaneo

I sintomi dell’aborto spontaneo, soprattutto se questo avviene nelle prime settimane di gravidanza, non sono sempre evidenti e spesso nel primo periodo possono essere confusi con le mestruazioni. Infatti, la sintomatologia più diffusa relativa a un’interruzione di gravidanza comprende perdite di sangue, crampi ed episodi dolorosi simili a quelli mestruali. Le perdite ematiche, da questo punto di vista, si caratterizzano per essere abbondanti o continue per la presenza frequente di coaguli. Occorre precisare, però, che in molti casi la gravidanza può comportare delle perdite, soprattutto nel primo periodo, senza che queste siano predittive di un aborto spontaneo. È opportuno, comunque, sottoporsi a una visita ginecologica per valutare la reale natura di questi episodi. In particolare, il medico dopo l’anamnesi della paziente procederà a un’ecografia per valutare lo stato della gravidanza.

IVI: la nostra esperienza al vostro servizio

Nei casi di aborto spontaneo, soprattutto qualora questi siano ripetuti e siano determinati da un’incompatibilità cromosomica fra i componenti della coppia, la soluzione più adeguata per avere un bambino è rappresentata dall’ovodonazione. Un nostro studio, infatti, ha dimostrato come la scelta di una donatrice appropriata in base alla compatibilità con la ricevente può ridurre dell’85% il tasso di aborto spontaneo e la non riuscita dell’impianto. Le nostre cliniche, da questo punto di vista, rappresentano l’eccellenza a livello mondiale nella tecnica della fecondazione eterologa con donazione di ovociti. Risultati clinici certificati evidenziano per questa tecnica una percentuale cumulativa di gravidanza per ciclo, nei nostri centri, pari al 79,6%. Soltanto nel 2017 le nostre strutture hanno concluso 7.561 cicli di ovodonazione, che hanno portato a 3.909 gravidanze.

 

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