Luglio 15, 2021

Qual è la percentuale di successo del primo tentativo di ICSI?

microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi
Per il Comitato editoriale Blog IVI

 

L’evoluzione nella ricerca scientifica, l’implementazione del progresso tecnologico e il livello di consapevolezza e conoscenza medica sempre più elevato hanno portato allo sviluppo di tecniche di medicina riproduttiva al tempo stesso sempre meno invasive e sempre più in grado di raggiungere risultati ragguardevoli fin dai primi tentativi.

Una delle procedure che, in questi ultimi anni, ha raggiunto standard elevatissimi sia sotto il profilo della ricerca sia sul versante dei risultati è l’ICSI, ovvero la microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi. Questa tecnica, in particolare, ha permesso di superare molti limiti precedentemente esistenti soprattutto per quanto concerne i casi di infertilità maschile, qualora ad esempio gli spermatozoi si contraddistinguano per una scarsa motilità o per anomalie sotto il profilo morfologico. Casi che rendono complesso il raggiungimento di un risultato positivo facendo ricorso alla tradizionale tecnica della fecondazione in vitro.

Cos’è l’ICSI

La Fivet è una tecnica di fecondazione assistita che si caratterizza per la fecondazione in vitro e il successivo transfer dell’embrione nell’utero, in sostanza in questa ipotesi i gameti, una volta prelevati, vengono collocati in una provetta nella quale avverrà l’incontro fra ovulo e spermatozoo. L’ICSI è una.

L’ICSI, in questo modo, ha l’effetto di aumentare le probabilità di una fecondazione qualora lo spermatozoo abbia caratteristiche che possano rendere difficile il raggiungimento dell’ovulo mediante una procedura standard di fecondazione in vitro. Come attesta, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità, l’ICSI è particolarmente indicata nelle ipotesi di infertilità maschile severa, di azoospermia, di mancato buon esito dei precedenti cicli di fecondazione in vitro e nelle ipotesi di un numero ridotto di ovociti.

Le percentuali di crescita dell’ICSI

L’ICSI è una tecnica abbastanza recente, sperimentata per la prima volta nel 1992, ma in questi pochi decenni si è rivelata una delle procedure più all’avanguardia nell’ambito della fecondazione assistita.

Secondo la recentissima relazione del Ministro della Salute presentata lo scorso dicembre al Parlamento sullo stato di attuazione della legge in materia di fecondazione assistita, a livello nazionale nel 2018 l’ICSI è stata adottata nel 35,5% dei casi di PMA. In particolare, sempre nel 2018, sono stati effettuati ben 12.006 cicli su pazienti di età inferiore ai 34 anni, 16.120 su donne rientranti in una fascia d’età fra i 35 e i 39 anni e 10.873 su pazienti con un’età che varia dai 40 ai 42 anni.

Le percentuali di successo dell’ICSI

Una ricerca statistica dell’American Society for Reproductive Medicine ha messo in rilievo come l’ICSI, mediamente, si caratterizzi per una percentuale di successo che oscilla dal 50% all’80%, un dato molto importante soprattutto in riferimento allo sviluppo recente di questa tecnica rispetto alle tradizionali procedure di medicina riproduttiva.

Secondo la valutazione generale dei ricercatori, un elemento determinante rispetto al buon esito di questa tecnica è rappresentato dall’età della donna: secondo una recentissima ricerca il tasso di gravidanza ottenuto in donne con un’età compresa fra i 35 e i 39 anni è superiore del 4% rispetto a quello in pazienti con un’età compresa fra i 40 ed i 43 anni.

Il tasso di successo dell’ICSI al primo tentativo

Lo sviluppo di questa tecnica e la possibilità di effettuare una selezione degli spermatozoi migliori, ed iniettarli direttamente all’interno degli ovociti, ha comportato un progressivo aumento delle percentuali di successo dell’ICSI al primo tentativo.

Attualmente si ritiene che la percentuale di buon esito dopo una singola microiniezione si attesti al 32%-35%. Un dato molto significativo che passa al 40%-42% al secondo tentativo. Occorre precisare come le probabilità aumentino ad ogni nuovo tentativo e come queste tendano ad incrementarsi in maniera importante qualora l’età della donna sia inferiore ai 35 anni.

Occorre, inoltre, mettere in evidenza come sia possibile, qualora si desideri avere in futuro anche un secondo bambino, procedere alla crioconservazione degli embrioni non trasferiti durante tale procedura. Questi possono essere impiegati successivamente per ulteriori cicli di ICSI. In questo modo, l’ulteriore trattamento, non richiederà la stimolazione ovarica ed il prelievo degli ovuli, ma comporterà soltanto il transfer dell’embrione.

Le percentuali di successo di IVI

IVI rappresenta l’avanguardia a livello mondiale nell’ambito della fecondazione assistita, grazie alla preparazione di tutto il nostro personale, al grado di evoluzione scientifica raggiunto dai nostri centri e all’impiego delle tecnologie più sofisticate ed evolute. Parametri che si traducono in risultati ineguagliabili.

Per quanto riguarda le percentuali di successo dell’ICSI al primo tentativo occorre premettere come le nostre strutture si impegnino ad offrire alle coppie i trattamenti più efficienti possibili. Per questa ragione le percentuali di successo corrispondono al trasferimento di un solo embrione con lo scopo di ridurre al minimo le eventuali complicazioni. In particolare, per quanto riguarda la FIV-ICSI, il successo relativo a questo trasferimento raggiunge la percentuale ragguardevole dell’87,2%.

Inoltre, il 50% delle pazienti che si sottopongono a questo trattamento nelle nostre strutture e ha una storia di tentativi falliti (fino a quattro) riesce ad ottenere una gravidanza grazie ai nostri medici. Per quanto concerne i risultati specifici, soltanto nel 2016 sono stati effettuati complessivamente 12.876 cicli di fecondazione in vitro (comprendenti sia FIV sia ICSI) e sono state ottenute ben 2.847 gravidanze. Un’ottima percentuale di queste gestazioni è riferibile ad un successo al primo tentativo dell’ICSI.

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