settembre 13, 2019

Alcol e gravidanza: quali sono i rischi?

La qualità dell’alimentazione e lo stile di vita durante la gravidanza hanno un’influenza determinante sulla salute del nascituro. In particolare, durante i nove mesi di gestazione è necessario evitare alcuni alimenti e bevande che potrebbero produrre effetti negativi sul feto e comportare rilevanti problematiche per il neonato. Una delle precauzioni più diffuse e generalmente accettate a livello medico riguarda l’alcol e la gravidanza: l’assunzione di bevande alcoliche, infatti, è assolutamente vietata. Il feto non dispone degli enzimi necessari a metabolizzare l’alcol e, di conseguenza, l’effetto di quest’assunzione potrebbe comportare danni agli organi e al sistema nervoso del nascituro. Bere in gravidanza, inoltre, può comportare un amento del rischio di aborto spontaneo. Occorre precisare come questa precauzione riguardi anche una “quantità minima” di alcol: alcuni studi, infatti, hanno messo in rilievo la presenza di effetti negativi anche nelle ipotesi di un consumo occasionale e sporadico.

La ricerca sul consumo di alcol in gravidanza

Uno studio condotto dalla rivista The Lancet Global Health ha messo in rilievo come una donna su dieci consumi alcol durante la gravidanza. Un dato che in alcuni Stati raggiunge persino il 45%. La situazione raggiunge picchi particolarmente preoccupanti in Europa: in paesi come la Russia, il Regno Unito, la Danimarca, la Bielorussia e l’Irlanda lo stop agli alcolici in gravidanza è recepito da poco più della metà della popolazione. Le conseguenze appaiono molto rilevati: ogni anno nascono più di 119.000 bambini affetti da sindrome di alcolismo fetale. In Italia, una ricerca condotta su 607 neonati dall’Istituto Superiore della Sanità ha evidenziato come il 7,6% ha subito l’assunzione di alcol durante la gravidanza. In strutture come l’Umberto I di Roma si è constato, in particolare, un’esposizione all’alcol di circa il 29% dei feti,

 

Gli effetti dell’alcol sul feto

Il riconoscimento delle disfunzioni causate dall’alcol sullo sviluppo intrauterino è molto recente. La prima ricerca che correla in maniera organica il consumo di bevande alcoliche a problematiche pre e post-natali è stata pubblicata in Francia nel 1968. Da allora, sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano il rapporto negativo fra alcol e gravidanza.

Le sostanze alcoliche, anche se assunte in modiche quantità, esercitano un’azione tossica sul feto. In particolare, l’alcol attraversa la placenta e arriva in maniera diretta al feto con una concentrazione corrispondente a quella assorbita dalla madre che ha assunto la bevanda. Il feto, inoltre, è privo di enzimi in grado di metabolizzare l’alcol e questo può comportare importanti effetti dannosi sia a livello cerebrale, sia sui tessuti che sono ancora in via di formazione. Un’azione negativa che può ostacolare i processi di sviluppo fisico ed intellettivo favorendo malformazioni, ritardi mentali e deficit cognitivi e comportamentali che possono assumere una gravità diversa sulla base dell’entità del consumo. Un elevato consumo alcolico durante la gestazione, inoltre, può comportare anche una riduzione dell’apporto vitaminico per il nascituro, con conseguenze rilevanti sul suo sviluppo.

 

I rischi dell’assunzione di alcol durante la gravidanza: l’aumento della probabilità di aborto – Il binomio alcol e gravidanza, come abbiamo accennato, espone il feto a una molteplicità di rischi. Molti studi scientifici dimostrano come bere in gravidanza, soprattutto se in maniera abituale, espone ad un rischio maggiore di aborto spontaneo soprattutto durante il secondo trimestre della gestazione. In particolare, una ricerca condotta dall’Università di Copenaghen, su un campione di oltre 90.000 donne, ha evidenziato che basterebbero soltanto due bicchieri a settimana per aumentare i rischi di aborto spontaneo del 66% soprattutto nei primi due trimestri della gestazione. Una percentuale che diminuirebbe drasticamente, attestandosi al 19%, nelle ipotesi in cui questo consumo venga dimezzato.

 

Il rischio della sindrome feto alcolica

Fra i rischi più gravi connessi ad un consumo eccessivo (non sporadico) di alcol durante la gravidanza uno dei più rilevanti è rappresentato dalla sindrome feto alcolica (Fetal alcohol sindrome – Fas), che costituisce la più grave patologia che può colpire il feto in seguito a questo consumo.  La Fas si caratterizza per una scarsa crescita pre e post-parto, per la presenza di anomalie alla testa e al volto, per una ridotta circonferenza del cranio, per difficoltà visive e strabismo. A queste disfunzioni possono accompagnarsi anche difetti di carattere neurologico, iperattività, disturbi nell’attenzione e ritardi mentali che possono manifestarsi anche in maniera “ritardata” rispetto alla nascita. La sindrome feto alcolica può anche comportare malformazioni cardiache, in particolare difetti del setto ventricolare, disfunzioni renali e problematiche all’apparato scheletrico: è stato, infatti, osservato un ritardo rilevante nell’età ossea dei bambini affetti da Fas che si protrae anche durante l’adolescenza.

 

I dati sulla sindrome feto alcolica

Secondo una recente ricerca, questa sindrome colpisce un numero che varia fra 0.5 e 3 bambini nati vivi e, da un punto di vista globale, l’intero spettro dei disturbi colpisce circa l’1% della popolazione. Un’altra ricerca evidenzia come nel mondo ogni anno nascano circa 119.000 bambini affetti dalla sindrome feto alcolica.

 

La prevenzione

Il rischio di sindrome feto alcolica e di tutte le problematiche che in genere sono riconducibili al consumo di alcol in gravidanza si riduce drasticamente, fino quasi ad annullarsi, qualora la donna smetta di bere poco prima di una gravidanza. Per queste ragioni, la soluzione più adeguata è rappresentata dalla prevenzione: qualora si intenda programmare una gravidanza è opportuno smettere di bere già prima dell’inizio della gestazione.

 

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