Gennaio 24, 2023

Isteroscopia diagnostica quando farla?

Isteroscopia diagnostica
Per il Comitato editoriale Blog IVI

 

La salute dell’apparato riproduttivo femminile può essere verificata attraverso una serie di controlli ed esami che si caratterizzano per un diverso grado di invasività; prima si eseguono esami di primo livello (es. visita ginecologica, ecografia) e solo successivamente quando indicato del medico esami di secondo livello tra cui l’isteroscopia. L’isteroscopia è una procedura endoscopica diretta ad osservare l’interno dell’utero e valutare la presenza di eventuali condizioni patologiche.

Cos’è l’isteroscopia ginecologica

L’isteroscopia è una tecnica endoscopia a ridotta invasività che attraverso il ricorso ad una telecamera di ridottissime dimensioni permette di diagnosticare diverse condizioni di carattere patologico e di intervenire contestualmente per la risoluzione delle stesse. In sostanza un esame come l’isteroscopia ginecologica consente di visualizzare in maniera chiara ed evidente l’interno della cavità uterina attraverso una telecamera. Si tratta di una procedura molto diffusa in quanto si caratterizza per un elevato tasso di sicurezza e per la presenza di un rischio ridotto. L’esame, se non sussistono situazioni di particolare complessità, generalmente ha la durata di 15 minuti e viene eseguito in day hospital.

Quali sono i casi in cui è opportuno ricorrere all’isteroscopia

La decisione su quando fare l’isteroscopia dipende generalmente da alcuni segnali d’allarme, come un’eccessiva durata delle mestruazioni o un sanguinamento anomalo. Di norma questo esame è diretto ad accertare problematiche come la presenza di fibromi o di polipi uterini, valutare le condizioni generali dell’endometrio o un’eventuale iperplasia endometriale, ossia un’eccessiva crescita delle cellule endometriali in riferimento di solito ad una forte esposizione di estrogeni. L’isteroscopia, generalmente, viene consigliata per accertare quali siano le cause di eventuali irregolarità nel ciclo mestruale. Questo esame permette anche di accertare eventuali anomalie congenite all’utero come ad esempio l’utero setto, ossia la presenza di un setto fibroso nella cavità uterina che può estendersi fino al collo o occupare parzialmente la cavità. Infine questa procedura consente anche il prelievo di un campione di endometrio ai fini di eventuali accertamenti laboratoriali diretti ad escludere o confermare la presenza di un carcinoma o neoplasie endometriali.

La procedura

L’Isteroscopia è una tecnica che si suddivide in diagnostica ed operativa: nel primo caso valuta la cavita uterina, mentre nel secondo caso oltre a valutarla rimuove una possibile problematica (esempio: asporta polipi, miomi, rimuove aderenze). In caso di isteroscopia diagnostica si può procedere con un blando antidolorifico, nel caso in cui sia operativa è consigliata la sedazione, ovviamente dipenderà da una serie di fattori che il medico valuterà.

L’isteroscopia è dolorosa?

La procedura si caratterizza, come abbiamo precisato, per una ridotta invasività e, in generale, per l’assenza di conseguenze dolorose post-intervento. Pur se in generale l’isteroscopia non è dolorosa, in alcune ipotesi possono essere rilevati lievi crampi, simili a quelli che è possibile avvertire nel corso di un ciclo mestruale. Una delle conseguenze può essere anche la presenza di un lieve sanguinamento vaginale determinato dal passaggio dell’isteroscopio. In alcuni ridotti casi è possibile percepire anche crampi a livello addominale ed un senso di stanchezza. Questi effetti sono destinati a sparire a distanza di poche ore dall’intervento. Occorre, inoltre, precisare come il rischio di complicanze durante l’isteroscopia sia molto basso e si attesti al di sotto dell’1% dei casi. Il recupero dopo questa procedura è molto rapido e la paziente può riprendere tutte le proprie attività dopo 24 ore. I ginecologi, inoltre, raccomandano un’astensione sessuale post-isteroscopia di circa sette giorni.

L’isteroscopia nello studio dell’infertilità femminile

L’isteroscopia è la metodica diagnostica maggiormente utilizzata nella valutazione di eventuali patologie uterine che possono essere all’origine di un’infertilità. Oltre alla presenza di utero setto, come abbiamo già precisato, questo esame consente di individuare anche eventuali polipi endometriali, leiomiomi sottomucosi (formazioni benigne che possono impedire l’impianto dell’embrione), endometriti (infiammazioni della mucosa endometriale che può rendere l’ambiente non idoneo ad un embrione), sinechie endouterine (aderenze che possono occludere parzialmente le tube). Qualora, dunque, l’esame rilevi una di queste condizioni è possibile intervenire contestualmente con un’isteroscopia operativa diretta all’asportazione della formazione individuata. Questa tecnica può essere eseguita anche nella stessa seduta d’esame con la previsione di una dimissione in giornata.

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