gennaio 8, 2018

La Diagnosi Genetica Pre-Impianto: una scelta di sicurezza

Nel nostro Paese, un numero importante di persone, oltre 670.000, è affetto da malattie che possono essere categorizzate come rare; l’80% di questi casi è di origine genetica. Una statistica importante, numeri che hanno portato IVI a dedicare una particolare attenzione alla ricerca scientifica alla Diagnosi Genetica Pre-Impianto. Si tratta di procedure che consentono l’identificazione della presenza di malattie genetiche o di anomalie cromosomiche anche in embrioni generati attraverso una procedura di pma. La DGP, da questo punto di vista, permette di esaminare gli embrioni ottenuti da un ciclo di fecondazione assistita, non soltanto in funzione dei parametri morfologici e di crescita, ma anche in riferimento al corredo genetico dell’embrione prima dell’impianto. In questo modo, i pazienti possono decidere di procedere al transfert soltanto nel caso in cui i parametri non risultino anomali, scongiurando che il nascituro possa essere affetto da malattie ereditarie trasmesse dai genitori. Queste tecniche diagnostiche, precedentemente vietate nel nostro Paese, sono attualmente consentite per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale del 2009 che ha attestato come i pazienti abbiano il diritto ad essere informati “sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero”.

 

Pazienti per i quali è consigliata la DGP – La Diagnosi Genetica Pre-Impianto è una procedura di procreazione assistita finalizzata ad accertare l’assenza di malattie ereditarie negli embrioni nei casi in cui si faccia ricorso un trattamento di fecondazione in vitro con iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi. Si tratta di una tecnica di pma indicata per le coppie a rischio di trasmissione di alterazioni cromosomiche o malattie monogeniche. Questa procedura è consigliata anche nei casi in cui le coppie si siano sottoposte, senza successo, a vari tentativi di Fiv, qualora sussistano alterazioni della meiosi degli spermatozoi e nei casi in cui la futura mamma abbia un’età avanzata. Lo scopo della DGP è quello di analizzare preliminarmente gli embrioni ottenuti dalla procedura di fecondazione assistita, al fine di distinguere quelli sani da quelli malati, consentendo, quindi, di trasferire solo i primi. In questo modo, qualora nella famiglia vi siano casi di malattie ereditarie, è possibile ottenere un duplice vantaggio: evitare che il nascituro erediti la patologia e interrompere la catena delle malattie genetiche. IVI ha dedicato alla DGP un intero laboratorio nel quale ogni caso viene studiato e analizzato con un trattamento personalizzato. Un’attenzione che ha portato a un risultato “storico”: nel 2006, per primi al mondo, abbiamo permesso a una coppia portatrice di linfoistiocitosi di avere un bambino sano. Queste procedure, inoltre, nel 2011 hanno permesso di interrompere il ciclo di malattie ereditarie che afferivano al 72% degli embrioni analizzati.

 

Le tecniche di DGP: la FISH – La Diagnosi Genetica Pre-Impianto si avvale essenzialmente di due tecniche: l’Ibridazione in Situ Fluorescente (per analizzare l’assetto numerico e strutturale dei cromosomi fetali e valutare eventuali anomalie cromosomiche) e l’ibridazione genomica su microarray – conosciuta come Array-Cgh – che, oltre ad individuare anomalie cromosomiche di tipo numerico, consente di accertare la presenza anche di variazioni del contenuto di piccole porzioni cromosomiche. La FISH è una tecnica di citogenetica molecolare che, mediante l’impiego di sonde fluorescenti ad hoc per interi cromosomi o porzioni di questi, consente di accertare la presenza di eventuali trisomie o microdelezioni, invisibili con altre tecniche. In particolare, questo esame degli spermatozoi, che precede il trattamento di fecondazione assistita, è diretto ad accertare se esistano anomalie nello sperma che rischino di essere trasmesse al nascituro. Normalmente la FISH viene utilizzata su quei cromosomi (13, 18, 21, X e Y) le cui anomalie potrebbero produrre aborti o trasferirsi sul futuro bambino.

 

La tecnica Array-Cgh – L’ibridazione genomica comparativa su microarray (Array-Cgh) ha lo scopo di identificare anomalie cromosomiche su tutte e 23 le coppie di cromosomi. Questa tecnica consente anche di valutare eventuali duplicazioni, perdite di porzioni e in genere alterazioni anche di piccole porzioni cromosomiche. In questo modo è possibile individuare la presenza di anomalie del DNA che possono essere alla base di patologie come autismo, epilessia e ritardo mentale. L’Array-Cgh permette di comparare a livello quantitativo il DNA in esame con quello di riferimento proveniente da un soggetto sano. L’Array ha anche il vantaggio di individuare con precisione la regione genomica alterata e, di conseguenza, i geni in essa contenuti. Un ulteriore punto di forza di questa tecnica consiste nella rapidità del responso, che normalmente non supera i tre giorni, di fronte a una media di circa 20 giorni nel caso in cui si faccia ricorso a tecniche tradizionali. Questa tecnica, in particolare, è indicata per le coppie che rischiano di trasmettere anomalie cromosomiche alla prole e in genere per le pazienti che hanno superato i 40 anni d’età.

 

I risultati di IVI – Fra le patologie più ricercate a livello di Diagnosi Genetica Pre-Impianto dai pazienti che si rivolgono ai nostri centri in oltre il 42% dei casi spiccano la malattia dominante del rene policistico, la distrofia miotonica, la fibrosi cistica, la malattia di Charcot-Marie-Tooth, la Còrea di Huntington. Grazie alla DGP, soltanto nel 2016, nei centri IVI si è registrato un tasso di gravidanza pari al 57% dei casi in cui è stato richiesto l’esame diagnostico. In totale sono più di 200 i bambini nati da pazienti che si sono rivolti alle nostre strutture per effettuare un DGP riferita a malattie rare.

 

Il test di compatibilità genetica – La DGP, normalmente, riguarda le coppie che o sono portatrici di malattie genetiche, o comunque hanno casi di familiarità con le stesse. Qualora i pazienti ignorino l’eventuale presenza di patologie di questo tipo (soprattutto nel caso di portatori sani) IVI offre anche la possibilità di effettuare un test di compatibilità genetica. Il TCG permette di rivelare l’eventuale presenza di oltre 600 patologie e, quindi, permette di comprendere se queste possano essere trasmesse alla prole. Si tratta di un test consigliato prima di procedere a un trattamento di pma. Nel caso in cui sia rilevata un’alterazione in entrambi i partner, per scongiurare il rischio di avere un bambino affetto dalla medesima patologia sarà poi opportuno procedere a un trattamento di fecondazione in vitro con Diagnosi Pre-Impianto o a una donazione di gameti.

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