settembre 14, 2018

IAC: cos’è l’inseminazione artificiale coniugale

 

L’evoluzione continua e l’aggiornamento costante di tecniche e metodiche legate alla medicina sono dei traguardi attribuibili alla costante attenzione e alla instancabile attività di della ricerca e di sviluppo e innovazione delle tecnologie nell’ambito della fecondazione assistita. Questa continua evoluzione ha permesso un notevole incremento delle possibilità di scelta per chi intende realizzare il proprio sogno di genitorialità. In particolare, nell’ambito della procreazione medicalmente assistita è possibile distinguere fra tecniche di fecondazione omologa e tecniche di fecondazione eterologa. Queste ultime, che si caratterizzano perché il seme maschile o l’ovulo femminile non appartengono ad uno dei futuri genitori, erano vietate in Italia fino al 2014 anno di una pronuncia della Corte Costituzionale che ne ha permesso l’utilizzo. Nel nostro paese, invece, non sono mai esistiti limiti legali per le procedure di fecondazione omologa. Fra queste tecniche, una delle più utilizzate continua ad essere l’inseminazione artificiale coniugale (IAC) anche denominata inseminazione artificiale omologa o intraconiugale (AIH).

 

La differenza fra inseminazione artificiale coniugale e inseminazione artificiale da donatore

Da un punto di vista generale, l’inseminazione artificiale è una tecnica di procreazione medicalmente assistita che si caratterizza per l’introduzione nell’utero degli spermatozoi che in precedenza sono stati selezionati da un campione. Se il liquido seminale proviene dal partner di sesso maschile della coppia si parla di inseminazione artificiale coniugale, mentre qualora derivi da una banca del seme si usa l’espressione inseminazione artificiale da donatore (IAD) e, sulla base di quanto precisato in precedenza, si tratta di una tecnica di fecondazione assistita eterologa .

 

I profili generali dell’IAC

L’IAC è una tecnica che consiste nella collocazione di un campione di sperma del partner di sesso maschile della coppia all’interno dell’utero della paziente. Gli spermatozoi, dopo il prelievo, sono trattati e selezionati in laboratorio in modo da scegliere soltanto i “migliori” e aumentare le possibilità di fecondazione. Questa tecnica di fecondazione assistita consente di abbreviare la distanza fra l’ovulo e lo spermatozoo e agevola l’incontro dei gameti senza la necessità di far ricorso al prelievo ovocitario.

 

Le varie tipologie di inseminazione artificiale – E’ possibile distinguere l’inseminazione artificiale anche in intrauterina (IUI), intracervicale (ICI) e intratubarica (ITI) La differenza fra queste tecniche riguarda la sede nella quale il liquido seminale viene immesso. La IUI è generalmente la tecnica più utilizzata e si caratterizza per l’introduzione degli spermatozoi selezionati nell’utero; nel caso in cui il liquido seminale, invece, venga posizionato nel canale cervicale si parla di ICI, mentre qualora lo sperma venga immesso nelle tube la procedura utilizzata è l’ITI.

 

Le fasi dell’inseminazione artificiale

L’IAC è una procedura di procreazione medicalmente assistita che si caratterizza per una serie di step successivi a ridotta invasività per la coppia. La prima fase riguarda la stimolazione ovarica, a questa fa seguito il prelievo e la preparazione del campione di sperma, mentre il passo finale è quello dell’inseminazione artificiale vera e propria.

 

La prima fase: la stimolazione ovarica

Il processo di stimolazione ovarica si rivela necessario per consentire la produzione di più ovuli e, di conseguenza, per incrementare le probabilità di successo della fecondazione assistita. Per indurre una crescita follicolare multipla generalmente si fa ricorso a una terapia ormonale diretta alla stimolazione dell’ovaio. I farmaci maggiormente utilizzati per raggiungere questo obiettivo sono le gonadotropine (a basso dosaggio) o il clomifene citrato.

La stimolazione ovarica comporta un continuo monitoraggio ecografico associato anche a un prelievo del sangue per valutare i livelli di FSH, LH, ed estradiolo e, di conseguenza, per accertare i livelli di crescita del follicolo. Una volta che, grazie all’esame ecografico, venga valutato un adeguato livello di crescita follicolare è possibile procedere alla programmazione per iniziare l’iter dell’inseminazione. L’inseminazione vera e propria viene preceduta da un’iniezione di hCG alla paziente che ha la funzione di consentire la maturazione dell’ovulo e indurre l’ovulazione.

 

La preparazione del campione di sperma

Una fase contestuale alla stimolazione ovarica è quella che comprende la preparazione del campione di liquido seminale che successivamente verrà utilizzato ai fini del trattamento. Per aumentare le probabilità di fecondazione i campioni prelevati vengono trattati con tecniche di abilitazione e di preparazione che consentono di escludere gli spermatozoi morti, quelli immobili e quelli con ridotta motilità. Inoltre, nei laboratori di andrologia è possibile realizzare uno spermiogramma per valutare l’idoneità del campione. Questa fase è essenziale perché consente di individuare gli spermatozoi maggiormente idonei a fecondare gli ovociti ai fini dell’inseminazione artificiale coniugale. Gli spermatozoi selezionati, in attesa dell’inseminazione, vengono conservati in laboratorio.

 

L’ultima fase: l’inseminazione

Dopo l’induzione della stimolazione ovarica e la selezione del campione di sperma più idoneo, si passa all’ultima fase. Gli spermatozoi vengono iniettati nell’utero attraverso una minuscola cannula che passa per il collo uterino. Si tratta di una procedura ambulatoriale molto rapida e del tutto indolore.

 

Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità

L’inseminazione artificiale è una tecnica di procreazione medicalmente assistita molto diffusa anche grazie alla sua ridotta invasività. L’Istituto Superiore di Sanità, in un apposito vademecum, ha indicato una serie di ipotesi per le quali questa procedura si rivela particolarmente idonea ed opportuna. Questo trattamento è consigliato soprattutto nei casi in cui si riveli un’incompatibilità fra muco cervicale e liquido seminale, incompatibilità che in questi casi può essere superata iniettando gli spermatozoi direttamente nell’utero. Inoltre, questa tecnica è particolarmente consigliata nei casi di infertilità inspiegata, qualora il fattore maschile sia presente in grado lieve-moderato, nelle ipotesi di continui insuccessi nell’induzione di una gravidanza in seguito a rapporti mirati e qualora uno dei due partner della coppia abbia una patologia di carattere sessuale che possa rendere particolarmente difficoltoso o impossibile un rapporto sessuale.

 

L’IAC: le ipotesi più ricorrenti

Oltre alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità è possibile anche distinguere dei casi nei quali è possibile procedere alla IAC, da ipotesi nelle quali invece è necessario far ricorso allo sperma di un donatore. In generale, si può far ricorso all’inseminazione artificiale con un campione prelevato dal partner di sesso maschile della coppia qualora sussista una sterilità di origine sconosciuta o se l’uomo presenti difetti di lieve o moderata entità allo sperma dal punto di vista della concentrazione o della motilità. Inoltre, si fa in generale ricorso alla IAC nelle ipotesi in cui vi siano problemi ovulatori o un’alterazione del collo uterino. In entrambi i casi, infatti, queste problematiche possono essere superate mediante la stimolazione ovarica e iniettando direttamente lo sperma nella cavità uterina.

 

I casi nei quali è necessario far ricorso allo sperma del donatore

Esistono alcuni casi per i quali non è possibile far ricorso allo sperma del partner ed è necessario far ricorso a quello di un donatore. In particolare, l’inseminazione da donatore è prevista qualora lo sperma del partner di sesso maschile della coppia abbia una qualità carente sotto il profilo della concentrazione o della motilità. È opportuno, inoltre, far ricorso a questa procedura se l’uomo risulti portatore di una malattia genetica che potrebbe essere trasmessa all’embrione e, di conseguenza, al nascituro. Spetta al medico e agli specialisti indirizzare la coppia al percorso più adeguato e consigliarla sul tipo di inseminazione artificiale che è opportuno praticare.

 

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IVI è la realtà leader a livello mondiale nell’ambito della fecondazione assistita. In 28 anni il nostro staff ha consentito la nascita di oltre 160.000 bambini. I ricercatori del nostro team sono costantemente impegnati ad offrire ai pazienti le soluzioni più adeguate e all’avanguardia per la realizzazione del proprio sogno.  I risultati ne sono la riprova: soltanto nel 2016 nelle nostre cliniche sono stati realizzati ben 3.971 cicli di inseminazione artificiale così ripartiti: 1.909 con l’impiego del seme di un donatore e 2.062 facendo ricorso allo sperma del partner di sesso maschile della coppia. Questi trattamenti hanno portato complessivamente a 822 gravidanze. Risultati stupefacenti resi possibili grazie alla continua e costante attenzione rivolta verso i nostri pazienti. Ogni trattamento, infatti, viene personalizzato e concordato nel rispetto delle loro esigenze e prerogative. Un’attenzione che ha permesso alla nostra realtà di essere scelta ogni anno da 5.000 coppie provenienti da 80 paesi. Le nostre 70 cliniche in 13 paesi, dall’Italia alla Spagna, dal Brasile agli Emirati Arabi, infatti, sono diventate il punto di riferimento per chi intende coronare il proprio sogno di genitorialità e cerca i migliori specialisti del settore.

 

 

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