Novembre 5, 2021

Tube ostruite: quali soluzioni?

Per il Comitato editoriale Blog IVI

 

L’apparato riproduttivo femminile è un complesso di organi, ciascuno dei quali svolge una funzione essenziale ai fini dello sviluppo della capacità riproduttiva. Fra questi rientrano l’utero, la vagina, la vulva e le tube di Falloppio. Queste ultime, definite anche salpingi, sono due condotti a carattere simmetrico che funzionalmente fanno da collegamento fra le due ovaie e l’utero. Le tube, da questo punto di vista, rappresentano la sede iniziale della fecondazione, in quanto queste “aspirano” ogni mese l’ovocita dall’ovaia nell’attesa di un’eventuale fecondazione. Se quest’ultima non si produce, l’ovocita viene riassorbito, se invece si verifica, le tube lo “trasportano” verso l’utero grazie ad apposite contrazioni e a speciali cellule che le rivestono, denominate ciliari. L’ovocita fecondato, da questo punto di vista, permarrà all’interno delle tube per un lasso di tempo variabile fra 48 e 72 ore prima di arrivare all’utero dove si anniderà l’embrione. Vista questa funzione essenziale, è ben comprensibile come qualsiasi problema o affezione legato alle salpingi, quale le tube ostruite, possa incidere in maniera sensibile e determinante sulla fertilità.

La struttura delle tube

Le tube hanno la conformazione di due canali di carattere simmetrico in grado di mettere in collegamento le ovaie con l’utero. Queste hanno una lunghezza che varia dai 12 ai 18 centimetri e uno spessore che può raggiungere i tre millimetri. Le tube possono essere distinte in diverse porzioni: quella infundibolare che ha la forma di un imbuto ed è in grado di accogliere la cellula uovo; quella ampollare che ne rappresenta il tratto più lungo e tortuoso e contorna il polo superiore dell’ovaio; quella istmica, distante dall’utero soltanto pochi centimetri; quella uterina che attraversa la parete uterina e sbocca nella cavità uterina. Oltre a consentire la captazione della cellula uovo, le tube consentono la progressione degli spermatozoi, creano condizioni ambientali adeguate alla fecondazione dell’ovocita e veicolano quest’ultimo già fecondato nell’utero consentendone l’impianto.

L’ostruzione alle tube

Come abbiamo spiegato sopra, le tube oltre a consentire il passaggio dell’ovocita mantengono anche un’essenziale funzione ai fini della riproduzione, in quanto riescono a captare l’ovocita e lo spermatozoo al fine di consentire la fecondazione. Un’ostruzione delle tube, da questo punto di vista, determina l’impossibilità per gli spermatozoi di raggiungere l’ovocita. Da un punto di vista generale, le tube ostruite possono essere la conseguenza di un’infezione come la Clamidia, di una patologia come l’endometriosi, di un difetto congenito alla nascita o, comunque, di una pluralità di fattori concorrenti. Occorre precisare che se l’ostruzione concerne soltanto una delle due tube è comunque possibile ottenere una gravidanza se l’ovulazione si verifica nell’ambito della tuba aperta. Qualora, invece, entrambe le tube siano ostruite è necessario far ricorso a un intervento chirurgico per liberarle o avviare un percorso di fecondazione assistita che consenta il transfer diretto dell’ovocita fecondato nell’utero.

Il fattore tubarico

Secondo recenti ricerche il 25% circa dei casi di infertilità femminile è da collegarsi ad un fattore tubarico, cioè ad un’alterazione correlata alle tube di Falloppio. In particolare, il Ministero della Sanità definisce questo fattore come “l’insieme delle anomalie correlate alla morfologia e alla funzionalità delle tube”. Oltre alle cause funzionali, che vedremo in seguito, queste alterazioni possono essere determinate da pregressi interventi chirurgici.

Una delle principali cause delle tube ostruite: l’idrosalpinge

Fra le cause più diffuse correlate ad un’ostruzione tubarica c’è sicuramente da annoverare l’idrosalpinge. Quest’ultima si caratterizza come un’occlusione causata dalla raccolta di liquido sieroso che può riguardare anche entrambi gli organi. In questa ipotesi i sintomi prevalenti delle tube ostruite possono essere svariati: dal dolore al basso ventre fino a frequenti fitte durante i rapporti sessuali. Questa patologia, però, frequentemente può presentarsi in maniera asintomatica. Ai fini di una corretta diagnosi è necessario procedere ad uno screening con l’isterosalpingografia, che è un esame radiografico dell’utero e delle salpingi ottenuto mediante l’opacizzazione con mezzo di contrasto dell’utero e delle tube per mezzo di un catetere posizionato in utero. La sonosalpingografia è un esame ambulatoriale che si esegue nel corso di una ecografia transvaginale, dopo aver inserito un sottile catetere sterile monouso all’interno dell’utero, attraverso il quale vengono iniettati pochi cc di soluzione fisiologica o gel schiumoso nella cavità uterina e aggiungendo un piccolo quantitativo di aria alla soluzione fisiologica è possibile valutarne il passaggio attraverso le salpingi. Si ottengono così informazioni, senza dover sottoporsi al ricovero ospedaliero.

In alcuni casi più complessi è anche opportuno fare ricorso ad un’isterosalpingografia o ad una laparoscopia. Il primo esame è una procedura che attraverso i raggi X consente di visualizzare l’interno delle tube attraverso un apposito mezzo di contrasto iniettato dalla cervice uterina. La laparoscopia con salpingocromoscopia è considerata il test più attendibile per rilevare l’esistenza di un fattore tubarico in quanto consente di avere una panoramica completa dell’addome e delle pelvi e permette di diagnosticare con un ragionevole grado di affidabilità la presenza di patologie di rilievo.

I trattamenti per le tube ostruite

La chiusura delle tube in alcune circostanze può essere trattata mediante un apposito intervento chirurgico destinato a rimuovere l’occlusione e le aderenze. Questa tipologia di approccio, recentemente, è stata implementata attraverso l’utilizzo di procedure chirurgiche o laparoscopiche mini-invasive. Occorre precisare, però, come in molti casi l’occlusione tubarica non sia rimovibile e in queste ipotesi per ottenere una gravidanza è necessario far ricorso ad una procedura di fecondazione assistita.

La medicina riproduttiva per far fronte all’ostruzione tubarica

Qualora non sia possibile far ricorso alla chirurgia per rimuovere l’ostruzione o se si preferisca evitare l’approccio chirurgico, la soluzione per ottenere comunque una gravidanza è rappresentata dalle tecniche di medicina riproduttiva. La fecondazione in vitro, in particolare, consente di procedere alla fecondazione in laboratorio e di effettuare il transfer dell’embrione direttamente nell’utero. In questo modo sarà possibile bypassare le tube e superare le problematiche determinate da eventuali ostruzioni delle stesse. La scelta più adeguata, qualora si desideri far ricorso a questa tecnica, è sicuramente IVI. La nostra realtà, infatti, rappresenta l’eccellenza a livello mondiale nell’ambito della fecondazione assistita. In particolare, tecniche di fecondazione in vitro come FIV ed ICSI hanno un percentuale di successo del 68,8% al primo tentativo per poi raggiungere il dato impressionante del 95,1% al terzo tentativo.

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