febbraio 21, 2018

Il metodo ROPA: la maternità condivisa per le coppie omosessuali

Le recenti aperture normative sulla fecondazione assistita sono riuscite nell’intento di superare alcuni limiti legiferativi, senza riuscire, però, a risolvere il problema dell’accesso alla pma per le coppie omosessuali. La legge 40, da questo punto di vista, è chiara nell’indicare che l’accesso a queste tecniche è garantito alle “coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. Un limite importante che richiede che i membri della coppia siano di sesso diverso; questo non è previsto dalla legislazione spagnola che è stata appositamente modificata per consentire l’accesso alla fecondazione assistita anche alle coppie omosessuali. Qualora una coppia di donne intenda realizzare il proprio desiderio di genitorialità potrà far ricorso al metodo ROPA (Recepción de Ovocitos de la Pareja) chiamato anche Maternità condivisa, perché entrambe le donne saranno parte attiva, con ruoli diversi, nel processo che porterà ad una futura gravidanza. IVI, grazie alla sua esperienza pluridecennale, è sicuramente la realtà più all’avanguardia nel mondo per le coppie di donne che desiderino realizzare un progetto di maternità condivisa.

 

In cosa consiste il metodo ROPA

La legislazione spagnola, da sempre all’avanguardia nell’ambito della fecondazione assistita, prevede espressamente che: “qualsiasi donna di età superiore ai 18 anni, e con totale capacità di intendere e di volere, potrà essere ricevente o utente delle tecniche disciplinate dalla Legge 14/2006 sulle Tecniche di Procreazione Umana Assistita”. Una disposizione legislativa che, di fatto, ha aperto le porte alla maternità condivisa. Il metodo ROPA consente ad entrambe le partner di partecipare in maniera attiva al percorso di pma finalizzato ad avere un figlio, permettendo di vivere l’esperienza della maternità come coppia. Una donna contribuirà a questo processo come donatrice offrendo i suoi ovuli, l’altra accoglierà nel proprio utero l’embrione ottenuto in seguito alla fecondazione in vitro.

 

Questa procedura, in sostanza, consiste in un trattamento di fecondazione in vitro condiviso, mediante il quale una partner verrà sottoposta a stimolazione ovarica al fine di fornire gli ovociti, mentre l’altra accoglierà nel proprio utero gli embrioni derivanti dalla fecondazione degli ovociti con un campione di sperma di un donatore. Da questo punto di vista, quindi, la prima donna sarà la madre genetica del futuro bambino, mentre la seconda sarà la madre gestazionale. Entrambe saranno riconosciute come madri biologiche.

 

L’iter previsto per la madre genetica

Il percorso per la realizzazione di una maternità condivisa prevede che entrambe le donne si sottopongano ad un trattamento medico volto al raggiungimento della gravidanza. La madre genetica dovrà seguire un percorso di stimolazione ovarica che coincide con quello previsto per la fecondazione in vitro convenzionale. Questo trattamento di stimolazione ovarica è finalizzato alla iperproduzione di ovociti, come nella pma convenzionale. La durata di questo primo step varia, in media, da 10 a 20 giorni e la donna è costantemente monitorata mediante una serie di ecografie. Una volta completato il trattamento, e raggiunto un numero adeguato di ovuli, viene effettuato il prelievo ovocitario. Gli ovuli ottenuti, in una seconda fase, vengono fecondati in vitro con lo sperma di un donatore anonimo. Questo fase può essere realizzata in maniera convenzionale, collocando l’ovulo su una piastra di coltura con gli spermatozoi o mediante la tecnica ICSI, ovvero l’iniezione intracitoplasmatica, che consente l’unione diretta tra ovulo e spermatozoo attraverso una cannula. Una volta avvenuta la fecondazione in vitro, gli embrioni saranno costantemente monitorati in laboratorio prima di eseguire il transfer.

 

Il percorso per la madre gestazionale

Anche la madre gestazionale dovrà sottoporsi a un trattamento di preparazione che garantirà l’impianto e il successo della futura gravidanza. Alla ricevente, infatti, sarà somministrato un ciclo di estrogeni e progesteroni, diretto a consentire un corretto sviluppo dell’endometrio, al fine di accogliere gli embrioni che saranno selezionati. Una volta concluse entrambe le fasi verrà eseguito il transfer nell’utero della donna. Questa procedura consiste nell’introduzione degli embrioni di migliore qualità nell’utero della ricevente attraverso un’apposita cannula. Si tratta di un processo rapido ed indolore che non richiede alcuna forma di anestesia.

 

I diritti di entrambe le donne secondo la legislazione spagnola – Grazie al metodo ROPA entrambe le donne partecipano al processo che porta alla gravidanza. Per questa ragione, la legislazione spagnola ha previsto un’eccezione alla normativa che generalmente stabilisce come la donazione degli ovociti sia anonima. Le disposizioni legislative, infatti, sono state modificate per includere sia la donatrice, sia la ricevente come madri del bambino nato attraverso questa procedura di fecondazione in vitro.  Dal 2007, infatti, la legge spagnola consente l’iscrizione della doppia maternità nel registro civile, indipendentemente dal fatto che il ricorso al metodo ROPA sia stato determinato da ragioni di salute o da una scelta di vita della coppia. L’anonimato, invece, continua a sussistere nel caso in cui la coppia non possa utilizzare i propri ovuli e debba fare ricorso ad una donazione “esterna” di ovociti o di embrioni.

 

Le percentuali di successo – Il metodo ROPA, sotto il profilo delle percentuali di successo, ha degli indici che si equivalgono a quelli della fecondazione in vitro convenzionale. Da questo punto di vista, le cliniche IVI sono un punto di riferimento a livello mondiale nell’ambito della pma. Infatti, il 90% delle donne che si sottopongono ad un trattamento di fertilità nelle nostre strutture, riesce a raggiungere la gravidanza. Un ulteriore motivo che spinge pazienti di tutto il mondo ad affidarsi alla nostra esperienza consiste nel fatto che per quanto concerne la fecondazione in vitro con donazione di ovociti IVI garantisce la gravidanza in un massimo di tre cicli. Infatti, le nostre percentuali di gravidanze con donazioni di ovuli sono del 97% entro il terzo tentativo. Numeri importanti che evidenziano l’assoluta affidabilità del nostro centro e dei nostri trattamenti.

 

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