dicembre 22, 2020

Cos’è un raschiamento e quando va praticato

Per il Comitato editoriale Blog IVI

 

Il raschiamento uterino è una procedura a carattere chirurgico realizzata con finalità diagnostiche o terapeutiche. Questa operazione è solitamente finalizzata alla rimozione, all’interno dell’utero, di frammenti di endometrio o di eventuali masse anomale presenti all’interno della cavità uterina. Una procedura abbastanza comune che, a differenza di quanto si ritenga a livello generale, non viene realizzata esclusivamente nelle ipotesi di aborto spontaneo, ma è molto diffusa anche in altre condizioni ed in particolare per rimuovere polipi uterini, fibromi o una quantità di endometrio in eccesso nelle ipotesi di sindrome dell’ovaio policistico. Si tratta di un intervento che può essere realizzato in anestesia locale o generale da un ginecologo in day hospital, con una durata media di 30 minuti e che generalmente comporta un tempo di ripresa molto breve e ridotte manifestazioni dolorose successive durante la fase di ripresa post operatoria.

Il raschiamento sotto un profilo generale

L’espressione raschiamento uterino è preferita in termini colloquiali alla dicitura più tecnica di “revisione della cavità uterina”. Una procedura che, mutuando la cultura ginecologica anglosassone, viene anche conosciuta come dilatazione e curettage. Questa tecnica si avvale di una “curetta”, ossia una sorta di cucchiaio tagliente, al fine di rimuovere una porzione di endometrio o una massa individuata nell’utero. Dal punto di vista tecnico il raschiamento viene realizzato in due distinte fasi: la prima consiste nella dilatazione della cervice uterina tramite un apposito dilatatore, mentre la seconda – il raschiamento vero e proprio – riguarda la rimozione dell’endometrio o della massa presente attraverso l’apposito cucchiaio.

Una gravidanza dopo il raschiamento

Il rischio di complicazioni post-operatorie in seguito ad un raschiamento è molto basso e, normalmente, questo intervento non ha alcuna incidenza negativa sulla futura funzionalità uterina. Alcuni medici e studiosi consigliano, comunque, di attendere due cicli mestruali dopo l’intervento perché l’ovulazione possa ritornare alla piena normalità.

IVI: l’avanguardia a supporto del vostro sogno

Il raschiamento, come abbiamo visto, può essere richiesto nelle ipotesi di aborto spontaneo. Se questo fenomeno è ripetuto e qualora sia attestata un’incompatibilità cromosomica fra i partner, la soluzione più adeguata è la fecondazione assistita e nello specifico una tecnica come l’ovodonazione. Un recente studio condotto dai nostri ricercatori ed intitolato “Maternal Killer-cell Immunoglobulin-like Receptor (KIR) and fetal HLA-C compatibility in ART- oocyte donor influences live birth rate” ha dimostrato come la scelta selettiva di una donatrice possa ridurre dell’85% le ipotesi di aborto spontaneo. Nell’ambito della fecondazione assistita ed in particolare in riferimento ad una tecnica come l’ovodonazione IVI rappresenta la realtà leader a livello mondiale. E i dati confermano il nostro primato: nel 2017 nei nostri centri sono stati effettuati 7.561 cicli di ovodonazione che hanno consentito di ottenere 3.909 gravidanze.

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