agosto 7, 2017

Come preservare la fertilità e quali test eseguire per controllarne lo stato di salute

Fattori ambientali, scorrette abitudini alimentari, innalzamento dell’età della prima gravidanza o patologie come l’endometriosi: sono queste alcune fra le principali minacce alla fertilità. Secondo i dati del Registro Nazionale sulla Pma, curato dall’Istituto Superiore di Sanità, l’infertilità colpirebbe circa il 15% delle coppie con una ripartizione quasi equa fra problematiche femminili (37,1%) e maschili (29,3%). Se alcuni fattori possono essere rimossi grazie a un controllo preventivo ed un intervento tempestivo, in altri casi è necessario ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.

Nel caso di ripetuti esiti negativi del test di gravidanza, quindi, è opportuno monitorare la salute dell’apparato riproduttivo di entrambi i partner attraverso una visita ginecologica per la donna e andrologica per l’uomo. Questi controlli possono consentire di escludere patologie o, qualora queste risultino presenti, permettono di agire nella maniera più opportuna e tempestiva. Uno dei principali alleati della fertilità è un corretto stile di vita.

Un corretto stile di vita è il primo passo per preservare la fertilità

La cura del proprio corpo e dell’alimentazione accompagnata da uno stile di vita corretto sono i principali alleati per preservare la propria salute riproduttiva. Secondo una ricerca della Harvard School of Public Health, condotta su un campione di 17.500 donne, una dieta sana comporta una riduzione del 66% del rischio di infertilità per problemi di ovulazione e del 27% per altre cause. Dal punto di vista alimentare è consigliato seguire una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e pesce e che faccia utilizzo di olio d’oliva. Infatti, la tendenza al sovrappeso o, al contrario, un’eccessiva magrezza possono essere un ostacolo per il concepimento. Inoltre, l’eccessivo consumo di alimenti ossidanti può agire negativamente sia sugli spermatozoi, sia sugli ovociti. In particolare, un vero toccasana per la fertilità è rappresentato dalle vitamine C ed E, alleate sia della funzionalità spermatica, sia dell’ovulazione. Anche lo zinco, presente in alimenti di origine animale e nei legumi, è un alleato della fertilità perché contribuisce al mantenimento dei livelli ormonali negli uomini e nelle donne. Per quanto riguarda gli uomini, in particolare, uno studio dell’Erasmus University of Medical Center di Rotterdam ha esaminato la qualità, la motilità e la concentrazione degli spermatozoi in relazione all’alimentazione, mettendo in evidenza come una dieta scorretta coincide spesso con una qualità spermatica inferiore. Occorre ricordare come un’alimentazione equilibrata sia anche importante per la salute del futuro bambino. Uno stile di vita equilibrato non può prescindere, inoltre, dall’evitare il consumo di alcool e sigarette e l’uso di droghe, fattori che incidono negativamente sulla produzione degli ormoni sessuali. Un’altra problematica, emersa soprattutto in tempi recenti, riguarda l’effetto negativo sulla fertilità di fattori stressogeni. Un recente studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction ha messo in evidenza come lo stress nelle donne possa comportare un aumento dell’alfa-amilasi, un ormone associato al sistema nervoso, che indice negativamente sulle possibilità di rimanere incinta. Negli uomini, secondo una ricerca della Mailman School of Public Health e dalla Rutgers School of Public Health della Columbia University, lo stress incide in maniera negativa sulla concentrazione, sulla forma e sulla motilità degli spermatozoi.

I principali esami per controllare la fertilità nella donna

In genere a livello medico si consiglia di procedere con gli accertamenti relativi alla fertilità dopo un anno di tentativi “mirati”, cioè con rapporti sessuali che sono avvenuti nei giorni dell’ovulazione. Nel caso di età superiore ai 35 anni, è consigliabile eseguire i controlli nel caso in cui la gravidanza non si verifichi dopo sei mesi.

È sempre necessario, per una donna che decide di avere un bambino, sottoporsi preventivamente ad una visita ginecologica. Questo controllo, accompagnato generalmente da un’ecografia transvaginale, consentirà di valutare lo stato dell’utero, dell’endometrio e delle ovaie e permetterà di accertare la presenza di eventuali malformazioni uterine, di fibromi o di cisti.

Un ulteriore passo per valutare la fertilità femminile consiste in un esame del sangue eseguito al terzo giorno del ciclo e che consente di verificare il livello di concentrazione nel sangue delle sostanze prodotte a livello endocrino e, quindi, di valutare la presenza di eventuali squilibri ormonali. In particolare, attraverso questo esame, vengono misurati gli ormoni FSH (ormone follicolo-stimolante), l’AMH (ormone antimulleriano), la prolattina, l’estradiolo e l’LH (ormone luteinizzante).  Sulla base dei risultati verrà stabilito se è necessario procedere a cure e verrà valutata l’opportunità di un percorso di procreazione assistita. Un altro esame importante per valutare l’eventuale presenza di cause di infertilità è rappresentato dall’isterosalpingografia. Si tratta radiografia con mezzo di contrasto che consente di effettuare una valutazione morfologica dell’utero e di accertare la presenza di eventuali malformazioni tubariche o di impervietà tubarica. Qualora dall’esame risulti un’occlusione o un malfunzionamento delle tube, un’efficace soluzione per portare a compimento una gravidanza resta la fecondazione assistita, in particolare la Fivet. Questa tecnica consiste in una fecondazione in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero della paziente.

I principali esami per controllare la fertilità nell’uomo

 

L’infertilità maschile rappresenta circa la metà delle cause di infertilità di coppia. Secondo uno studio della Società Italiana di Andrologia e di Medicina della Sessualità, in Italia un uomo su tre è a rischio di infertilità. Fra le principali cause, in questo senso, possono annoverarsi il varicocele, le infiammazioni degli organi genitali, le patologie del testicolo e cause ormonali e genetiche. Il primo passo necessario, per uno screening adeguato, consiste in una visita andrologica, durante la quale normalmente viene eseguita un’ecografia della regione genitale e uno spermiogramma. Quest’ultimo è un’analisi del liquido seminale che permette di valutare la presenza, il numero, la motilità e la durata degli spermatozoi nonché la percentuale di questi che presenta malformazioni. A questo esame si può anche accompagnare la spermiocoltura, un test che serve ad individuare la presenza di eventuali infezioni batteriche nel liquido seminale come la clamidia. Nel caso in cui lo spermiogramma presenti risultati anomali, normalmente si procede ad un esame del sangue diretto a valutare i dosaggi dell’FSH (l’ormone che nell’uomo è principalmente coinvolto nella produzione di liquido seminale) e i livelli di testosterone e LH.

Qualora i risultati degli esami nella donna o nell’uomo denotino un problema di fertilità non bisogna scoraggiarsi. Ben il 90% dei pazienti che si sottopone a un trattamento di procreazione assistita nelle nostre cliniche riesce a portare a compimento una gradidanza.

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