luglio 4, 2018

Ringiovanimento ovarico: nascono tre bambini dalla collaborazione IVI – Ospedale La Fe di Valencia

34º Congresso della Società Europea di Riproduzione Umana e di Embriologia (ESHRE)

Ringiovanimento ovarico: nascono tre bambini dalla collaborazione IVI – Ospedale La Fe di Valencia

 

  • IVI, in collaborazione con l’ospedale la Fe di Valencia, continua a fare passi in avanti nell’aiutare le donne con difficoltà al momento del concepimento a causa di problemi alle ovaie
  • Dopo diverse gravidanze, alcune spontanee e altre attraverso il transfer di embrioni, si annoverano già tre neonati, grazie alla tecnica del ringiovanimento ovarico a seguito di trapianto di cellule staminali del midollo osseo che deriva dallo studio condotto da IVI e dall’Ospedale La Fe
  • La Dott.ssa Nuria Pellicer, medico dell’ospedale La Fe, presenta le principali conclusioni dello studio nel corso del Congresso ESHRE
  • L’ultima fase dello studio relativo al ringiovanimento ovarico è stata recentemente accettata dalla rivista “Fertility & Sterility” e sarà pubblicata a breve

BARCELLONA, 4 LUGLIO 2018

Uno studio nato dalla stretta collaborazione tra IVI e l’Ospedale La Fe di Valencia sta rivoluzionando, ancora una volta, la Riproduzione Assistita. E sta dando speranza a tutte quelle donne, con bassa risposta e con insufficienza ovarica precoce, che non riescono a concepire a causa di problemi alle ovaie.

“Attualmente – dichiara la Dott.ssa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – IVI annovera già tre bambini nati grazie alla tecnica, della quale è pioniere mondiale, del ringiovanimento ovarico attraverso il trapianto di cellule staminali del midollo osseo (BMDSC, Bone Marrow-Derived Stem Cells) nella arteria ovarica.

Questo studio, diretto dal copresidente di IVI, il Prof. Antonio Pellicer, condotto dalle dottoresse Sonia Herraiz, IVI, e Monica Romeu, ospedale La Fe di Valencia, e che ha visto, inoltre, la collaborazione della Dott.ssa Nuria Pellicer, medico di questo nosocomio, è giunto alla sua terza fase e presenta risultati che fanno ben sperare.

Dopo la prima fase nel modello animale, attraverso la quale è stato impiantato tessuto umano nei topi per verificare l’efficacia del trattamento con cellule staminali, lo studio è giunto ad una seconda fase con 20 pazienti con bassa risposta ovarica. In quelle in cui abbiamo attivato le cellule staminali, sono state estratte nel sangue periferico e reintrodotte nell’ovaia per invertire il processo di invecchiamento e attivare, così, i follicoli dormienti.

Tutti questi passi avanti nella ricerca vengono presentati in questi giorni nel corso della 34ª edizione del Congresso ESHRE, dalla Dottoressa Pellicer, che spiega: “Nella seconda fase abbiamo visto che la tecnica aiutava a migliorare la risposta ovarica e aumentava la produzione di ovociti, ma essendo le pazienti con bassa risposta ovarica di età materna avanzata, una percentuale elevata degli embrioni era aneuploide, ossia, soffriva di alterazioni cromosomiche. Inoltre, nelle pazienti con bassa risposta abbiamo riscontrato molta variabilità e, a volte, la variabilità poteva mascherare i risultati. In seguito abbiamo scoperto che le pazienti in menopausa o in pre-menopausa, ossia, con insufficienza ovarica precoce, potevano rispondere meglio al trattamento e abbiamo deciso di progettare una nuova fase dello studio”.

La seconda fase dello studio (grazie alla collaborazione tra IVI e La Fe sono nati tre bambini) è già stata accettata dalla rivista “Fertility & Sterility”, e sarà pubblicata prossimamente. Per la terza fase attualmente si stanno reclutando donne di età inferiore ai 38 anni esclusivamente con insufficienza ovarica precoce. Quest’ultima fase prevede due stadi.

Da una parte, le cellule staminali saranno attivate, verranno estratte e saranno nuovamente introdotte nell’ovaia. D’altro canto si percorrerà una strada meno invasiva, attivando ugualmente le cellule per poi farle circolare intorno all’area interessata con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento e favorire l’attivazione dei follicoli dormienti.

Secondo quanto commenta il Professor Antonio Pellicer, direttore dello studio: “Con questo ultimo approccio speriamo di verificare se, per il solo fatto di aumentare il numero di cellule staminali e farle circolare nel sistema sanguigno, queste sono in grado di raggiungere l’ovaio e di agire su di esso. La nostra idea, quando avremo una risposta chiara delle cellule, è di sviluppare una tecnica il meno invasiva possibile e standardizzarla, per poterla applicare in qualsiasi clinica”.

Va notato che, a parte il ringiovanimento ovarico mediante l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica, esiste un’altra tecnica, anche questa per il ringiovanimento ovarico, in via di ricerca. Si tratta della frammentazione del tessuto ovarico (OFFA, Ovarian Fragmentation for Follicular Activation). Anche IVI, in collaborazione con l’Ospedale La Fe di Valencia, sta facendo continua ricerca per il ringiovanimento ovarico attraverso la frammentazione del tessuto ovarico, con risultati ugualmente pieni di speranza, che verranno presto resi noti

UFFICIO STAMPA

  • Giulia Di Corato
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Ultimo aggiornamento
Settembre 2017

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