{"id":43889,"date":"2017-10-09T16:36:52","date_gmt":"2017-10-09T15:36:52","guid":{"rendered":"https:\/\/ivitalia.it\/?p=43889"},"modified":"2022-04-12T15:31:45","modified_gmt":"2022-04-12T15:31:45","slug":"fecondazione-assistita-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ivitalia.it\/blog\/fecondazione-assistita-in-italia\/","title":{"rendered":"La fecondazione assistita in Italia: una panoramica generale sui trattamenti consentiti e sulle percentuali di successo"},"content":{"rendered":"
Un fenomeno in costante aumento che negli ultimi sei anni ha registrato una crescita di quasi il 20%. Le statistiche relative alla procreazione assistita<\/strong> nel nostro Paese, fornite dall\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0, mostrano come gli italiani che decidono di intraprendere il percorso della Pma<\/strong> siano sempre pi\u00f9 numerosi. Questa tendenza \u00e8 confermata anche dai nostri dati: dal 2015 al 2016 i pazienti che hanno scelto IVI sono pi\u00f9 che raddoppiati (+122,24%). Le ragioni di questo trend positivo vanno ricercate nel superamento, nel corso del tempo, degli ostacoli legislativi che impedivano il ricorso ad alcune tecniche diffuse in altri Paesi per rispondere alla necessit\u00e0 di intervento richiesta per avviare una gravidanza assistita<\/strong>, ma anche nel costante progresso di ricerca scientifica che ha permesso di conseguire risultati sempre pi\u00f9 positivi. Le nostre cliniche tra il 2011 e il 2015, infatti, complessivamente hanno eseguito in Italia 6.567 trattamenti, di cui 1.702 fecondazioni in vitro (in particolare con la tecnica Fivet<\/strong><\/a>), 501 trattamenti di inseminazione<\/strong> artificiale e 4.364 trattamenti di fecondazione eterologa<\/strong> (in precedenza vietata).<\/p>\n <\/p>\n Le norme italiane e i precedenti divieti<\/strong><\/p>\n In Italia il ricorso alle tecniche di Pma <\/strong>\u00e8 disciplinato dalla legge 40 del 2004, che, nel corso del tempo, ha subito importanti modifiche grazie ad interventi che hanno consentito il superamento di precedenti divieti posti dalla stessa normativa permettendo l\u2019accesso a tecniche prima vietate. Nel dettaglio, in precedenza, la legge consentiva di accedere alla procreazione assistita<\/strong> soltanto a quelle coppie per le quali fosse presente (in uno od entrambi i partner) una diagnosi di infertilit\u00e0. Non potevano, invece, fare ricorso a queste tecniche le coppie fertili portatrici di patologie di carattere genetico. Inoltre, la legge vietava la diagnosi genetica preimpianto (finalizzata alla scelta degli embrioni sani da impiantare), il congelamento degli embrioni<\/strong> prodotti in sovrannumero rispetto a quelli da impiantare e la fecondazione eterologa<\/strong> con ricorso a ovociti o spermatozoi donati da soggetti esterni alla coppia.\u00a0 Tutte queste pratiche vietate erano, invece, consentite in molti altri paesi europei. Una disparit\u00e0 legislativa che ha avuto come conseguenza una massiccia \u201cmigrazione\u201d di italiani all\u2019estero per realizzare il desiderio di genitorialit\u00e0 attraverso una gravidanza assistita<\/strong>. Nel corso del tempo, per\u00f2, grazie soprattutto ad una serie di sentenze della Corte Costituzionale, tutti questi divieti sono caduti.<\/p>\n <\/p>\n Le tecniche consentite nel nostro paese <\/strong><\/p>\n L\u2019intervento dei giudici costituzionali ha consentito a moltissimi pazienti di realizzare il proprio sogno. \u00c8 caduto, in particolare, il divieto di accesso alla Pma<\/strong> per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche. Inoltre, oggi \u00e8 possibile fare ricorso alla diagnosi genetica preimpianto<\/a>, una procedura che consente di accertare la presenza di eventuali alterazioni genetiche e cromosomiche prima di procedere all\u2019impianto degli embrioni<\/strong>. Si tratta di una tecnica di procreazione assistita<\/strong> che richiede sempre un trattamento di Fecondazione in vitro con iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (Icsi) per disporre degli embrioni in laboratorio. Gli interventi della Corte Costituzionale hanno consentito, inoltre, di superare il divieto alla fecondazione eterologa<\/a><\/strong>. Questa tecnica, definita anche come fecondazione mediante ovodonazione<\/strong>, consente alla donna di ricorrere agli ovuli di una donatrice che vengono fatti fecondare dagli spermatozoi della coppia ricevente per dar vita a embrioni che, in seguito, vengono trasferiti nella ricevente. In generale si tratta del trattamento di procreazione assistita <\/strong>che fa registrare la maggiore percentuale di successo: quasi il 70% delle coppie<\/a> che si rivolgono a IVI per ricorrere a questa tecnica riescono ad ottenere una gravidanza<\/strong> dopo il primo ciclo di trattamenti. Questi risultati hanno portato a un notevole aumento delle richieste: negli ultimi dieci, nelle nostre cliniche, i trattamenti di riproduzione con ovodonazione<\/strong> sono aumentati dell\u201986%. A differenza di altri Paesi europei, per\u00f2, in Italia la fecondazione eterologa <\/strong>\u00e8 preclusa per le coppie omosessuali e per le donne single ed \u00e8 consentita soltanto per le coppie eterosessuali. Un ulteriore limite della legge 40, che \u00e8 stato di recente superato, riguarda la crioconservazione<\/strong>, in precedenza vietata. Oggi \u00e8 consentito il congelamento degli embrioni <\/strong>in eccesso, che potranno essere utilizzati per tentativi futuri nel caso in cui il primo impianto non abbia un buon esito o nel caso in cui la coppia, in futuro, desideri altri figli.<\/p>\n <\/p>\n I divieti attuali<\/strong><\/p>\n Nonostante rispetto al passato si sia verificata una notevole apertura tecniche di Pma<\/strong>, nel nostro Paese permangono ancora dei limiti stabiliti dalla legge. Oltre all\u2019impossibilit\u00e0 di accesso alle tecniche di fecondazione eterologa<\/strong> per le coppie omosessuali o le donne single, sussiste ancora il divieto di maternit\u00e0 surrogata (consentita invece in Paesi come il Regno Unito, il Canada, la Danimarca, l\u2019Australia, il Belgio e Russia), che consiste nell\u2019impianto dell\u2019embrione ottenuto dalla coppia nell\u2019utero di un\u2019altra donna.<\/p>\n <\/p>\n I risultati della Pma in Italia <\/strong><\/p>\n Il superamento di moltissimi limiti precedentemente previsti dalla legge ha portato a un vero e proprio boom della Pma <\/strong>nel nostro paese. Secondo i dati del Registro Nazionale della Procreazione medicalmente assistita<\/strong> ogni anno i bambini nati in Italia grazie all\u2019applicazione di queste tecniche sono quasi 13.000 e rappresentano quasi il 3% del totale dei neonati nel nostro paese. L\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 attesta come siano pi\u00f9 di 70.000 le coppie con problemi di fertilit\u00e0 che hanno deciso di rivolgersi a uno specialista. Un dato destinato ad aumentare visto che la difficolt\u00e0 ad avere figli interessa quasi 3 coppie su 10. IVI, per quanto riguarda le tecniche di procreazione assistita<\/strong>, si \u00e8 confermato un punto di riferimento a livello internazionale con pi\u00f9 di 70 cliniche nel mondo e con oltre 160.000 bambini nati grazie alle nostre cliniche e pi\u00f9 di 36.000 trattamenti solo nel 2015. Una realt\u00e0 in continua espansione che accoglie oltre 5.000 pazienti ogni anno provenienti da pi\u00f9 di 95 Paesi. \u00a0Numeri importanti che riflettono una reale necessit\u00e0 anche in Italia: soltanto nel Lazio IVI segue oltre 340 pazienti, mentre al secondo posto di questa graduatoria si situa la Lombardia con pi\u00f9 di 130 pazienti e al terzo posto la Puglia. Una crescita confortata dai risultati: nelle nostre cliniche tecniche come la donazione di ovuli offrono un indice di concepimento cumulativo del 97% per tre tentativi.<\/a><\/p>\n