Hai sempre voluto dei bambini…

Se hai 23 anni e ti dicono che le tue ovaie sono “fuori uso”, ti crolla il mondo addosso.
Hai sempre voluto dei bambini e ora ti annunciano candidamente che: “No, mi dispiace, niente bambini per lei”.
Ma io ho la testa dura, non mi arrendo. Piango, mi dispero, mi chiudo in camera per tre giorni ma poi……cerco la soluzione.
Ho 23 anni, ho tempo per escogitare un piano B.
Cerco, cerco, parlo con medici, parlo con amici, navigo su internet e piano piano comincio ad intravedere la luce.
Ora so che una via di salvezza può esserci: si chiama ovodonazione.
Non ho mai avuto dei preconcetti legati alla morale, all’etica. La mia paura più grande è legata all’aspetto puramente “sanitario”: chi sarà la donna che mi offre questa possibilità? Sarà sana? Sarà stata controllata? Ho bisogno di confrontarmi con qualcuno, di avere delle rassicurazioni. Ma chi, oltre a me, è giovane e sterile? Nel mio immaginario sono sola! Invece ecco che trovo un sito che mi apre le porte di un nuovo mondo. Siamo in tante!!!! Leggo qua e là esperienze di donne che lottano per avere un bambino. Donne che hanno provato e sono riuscite nel loro intento, donne che dovranno riprovare e che ora si sentono un po’ giù, donne che rassicurano donne……
Finalmente raccolgo notizie e testimonianze sui vari centri e scelgo: voglio andare in Spagna e voglio andare all’IVI. Ne parlano tutte bene, sia chi ha avuto successo, sia chi purtroppo no. Contatto il centro e comincio a “conoscere” le ragazze, le coordinatrici. Il primo impatto è ottimo, imparo a conoscere Patricia, una ragazza disponibile che mi spiega in maniera chiara tutta la procedura.
Quando affronti un’avventura così impegnativa, hai bisogno di avere fiducia in chi ti guida, e a mio avviso la “forza” di questo centro è la capacità di farti sentire “tenuto per mano”. Dopo il primo incontro in cui conosci il tuo medico (il mio è la dottoressa Pozobon, “fatina” veneta dall’accento inconfondibile; rassicurante, professionale, sorridente…..) il rapporto che mantieni costantemente, è con la tua coordinatrice.
Non ti confronti direttamente con lei, non la guardi negli occhi mentre ti dice cosa devi affrontare, come devi prendere le pasticche, quante possibilità di successo hai. E’ per questo che sono tanto grata alla mia “guru” Sara, perché ogni volta che le ho scritto via mail che ho paura, lei mi ho risposto sempre in modo carino, rassicurante mi ha aiutata ad affrontare quel lungo tempo di preparazione e attesa che sembra non finire mai.
E’ umana, sì credo che questa sia la cosa più giusta da dire per descriverla. Quando sono rimasta incinta di mia figlia, dopo aver inviato al centro la prima eco, Sara mi diede tutte le indicazioni per affrontare la gravidanza. Ancora oggi mi viene da ridere a rileggere una delle raccomandazioni:
“In caso di sanguinamento, dolore o altri sintomi contatta il tuo ginecologo o vai al pronto soccorso (TIÈ! FACCIAMO LE CORNA!)”.
Chi parla non è un’estranea che espleta il suo lavoro, è un’amica, e in questi momenti hai bisogno di questo!
Come hanno detto a me le due volte in cui ho fatto il transfer, dico a tutte le donne in cerca di un bimbo: “SUERTE!”

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