gennaio 19, 2019

Bruciori di stomaco in gravidanza: i rimedi

I nove mesi che intercorrono dal concepimento al parto sono accompagnati, nella maggior parte dei casi, da cambiamenti radicali, sensazioni ed emozioni nuove, stravolgimenti fisici e psicologici e, talvolta anche da un profilo sintomatologico complesso. La gestazione, infatti, si evolve e si realizza attraverso profonde modifiche anatomiche, fisiologiche e psicologiche che si esternano attraverso un insieme di sintomi. Queste manifestazioni, spesso, variano di trimestre in trimestre e, in alcuni casi, anche di mese in mese. Fra i sintomi più diffusi, uno dei più frequenti è il bruciore di stomaco in gravidanza, che può presentarsi già nei primi mesi e proseguire anche per tutto il periodo di gestazione, per poi scomparire dopo il parto. Secondo recenti statistiche, quest’evenienza interessa circa la metà delle donne incinte e tende a comparire già nel primo trimestre o, più frequentemente, nel secondo o nel terzo: come attestato da uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità su 607 donne ben il 22% ha dichiarato di soffrire di questo disturbo nel primo trimestre, il 39% nel secondo trimestre e il 72% nel corso degli ultimi tre mesi. Questa piccola guida vi spiegherà, invece, da cosa possa dipendere questo fastidio e come affrontarlo mediante una serie di rimedi che, nella maggior parte dei casi, si rivelano efficaci.

 

Lo studio che confermerebbe il “mito popolare”

Secondo una credenza popolare, il bruciore di stomaco in gravidanza era determinato dalla crescita dei capelli del bambino; generalmente, però, la grandissima maggioranza della comunità scientifica attesta come non esista alcun collegamento fra il reflusso gastro-esofageo e il progressivo aumento dei capelli del feto. Tuttavia, nonostante sia generalmente smentito il nesso fra bruciore di stomaco in gravidanza e crescita dei capelli del feto, uno studio condotto nel 2006 da un team di ricercatori su 64 donne sembra aver confermato questo legame considerato come un “mito popolare”. Secondo questa ricerca, il 78% delle pazienti analizzate che ha riportato un bruciore di stomaco moderato o grave durante la gravidanza ha dato alla luce bambini con una quantità di capelli superiori alla media, mentre le donne che non hanno riportato questo sintomo hanno partorito bambini quasi del tutto privi di capelli. Nonostante gli esiti di questo studio, occorre precisare come nessun’altra ricerca abbia confermato questi dati e, di conseguenza, il collegamento fra bruciore gastro-esofageo e capelli non abbia ancora una solida conferma scientifica.

 

Il bruciore di stomaco: un profilo generale

Il bruciore di stomaco, da un punto di vista generale, è scientificamente conosciuto come “pirosi gastrica” e si esplica, nella maggior parte dei casi, attraverso una sensazione diffusa di bruciore che si sviluppa normalmente alla base dello sterno, ma che spesso si propaga fino all’esofago o alla faringe. Fra i sintomi che lo accompagnano è possibile annoverare: tosse secca, vomito, dolore durante la deglutizione, piccoli problemi respiratori, nausea. Nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo funzionale correlato a un’alimentazione disordinata, all’ansia e allo stress. Fra le altre possibili cause sono anche da annoverare un uso eccessivo di antifiammatori e antidolorifici e infezioni come quella derivante da Helicobacter Pylori.

 

Il bruciore di stomaco in gravidanza: cenni generali

Come abbiamo già precisato, il bruciore di stomaco è una manifestazione che può accompagnare la gravidanza fin dai primi mesi. Si tratta di un disturbo che, però, non influisce in alcun modo sulla salute del nascituro. Questo malessere non è determinato da una causa univoca, ma può essere causato da un concorso di fattori distinti: dall’aumento dei livelli di progesterone all’incremento di volume dell’utero, fino a un’alimentazione non corretta.

 

Il bruciore di stomaco in gravidanza: l’aumento di livello di progesterone

Fra le cause principali di questo fastidio occorre, innanzitutto, annoverare l’incremento dei livelli di progesterone. Soprattutto nelle prime fasi della gravidanza, infatti, l’aumento del valore di questo ormone, accompagnato anche da maggiori valori di un altro ormone come la relaxina, tende a determinare un generalizzato rilassamento del tessuto muscolare liscio del tratto gastrointestinale. Questo effetto comporta come conseguenza che il cibo si muova verso l’alto causando bruciore di stomaco e una sensazione diffusa di gonfiore.

 

L’aumento del volume dell’utero come causa del bruciore di stomaco

Il bruciore di stomaco in gravidanza può essere anche determinato da un aumento di volume dell’utero che, espandendosi anche in senso verticale può causare un “effetto-spinta” e comprimere lo stomaco verso l’alto. In questi casi lo stomaco è costretto ad “adattarsi” ad una nuova posizione che determina anche una modifica nell’assetto del cardias. Quest’ultima è una valvola, collocata sotto il diaframma, che ha la funzione di limitare o bloccare il transito del cibo verso l’esofago. In sostanza, il cardias ha la funzione di collegare l’esofago allo stomaco e in condizioni normali si chiude subito dopo il passaggio del cibo. Tuttavia, per effetto dell’aumento di volume dell’utero e della spinta esercitata da questo sullo stomaco, il cardias può perdere la propria “efficienza” e consentire il passaggio verso l’esofago di piccole quantità di succhi gastrici. Questi ultimi, agendo sulle pareti dell’esofago, che rispetto a quelle dello stomaco non sono protette da un’apposita mucosa, possono determinare una sensazione generalizzata di bruciore.

 

I rimedi contro il bruciore di stomaco in gravidanza: le linee dell’Istituto Superiore di Sanità

Secondo le linee guida definite dall’Istituto Superiore di Sanità, che richiamano quelle stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pirosi gastrica non è in alcun modo correlata ad esiti negativi della gravidanza. L’ISS, per quanto riguarda i rimedi finalizzati a far fronte al bruciore di stomaco in gravidanza, distingue un approccio farmacologico da un trattamento non farmacologico.

 

Il trattamento non farmacologico

La maggior parte di interventi non farmacologici per ridurre gli effetti della pirosi gastrica è correlata ad una modifica delle abitudini alimentari. In particolare, è consigliabile fare almeno cinque pasti leggeri al giorno ed evitare, in particolare, cibi pesanti, fritti ed alimenti acidi come il pomodoro e gli agrumi. È consigliabile anche eliminare la caffeina, il cioccolato, le bibite gasate e zuccherate per i loro effetti gastro-irritanti. Un’altra precauzione che può risultare utile consiste nell’evitare di stendersi a letto poco dopo aver mangiato: il bruciore di stomaco, infatti, si presenta con maggiore facilità quando ci si sdraia. Anche di notte è preferibile assumere una posizione leggermente inclinata, sollevando leggermente la testa. È consigliabile, inoltre, bere lentamente e in maniera costante durante tutta la giornata.  Sono molto indicate per alleviare gli effetti di questo disturbo anche le tisane con camomilla perché agevolano il rilassamento dello stomaco e quelle con malva perché hanno un effetto di protezione sulla mucosa gastrica.

 

Il trattamento farmacologico

L’utilizzo di farmaci durante la gravidanza non deve mai prescindere da un consulto medico, finalizzato a indicare la possibilità di un intervento non farmacologico prima di un’eventuale impiego di trattamenti medicali. L’Istituto Superiore di Sanità indica fra i farmaci utilizzabili in gravidanza sia gli antiacidi, sia gli inibitori della secrezione di acidi, sia gli inibitori della pompa protonica. Questi rimedi risultano generalmente efficaci e, secondo studi scientifici, non impattano sullo sviluppo del feto e non hanno alcuna relazione con l’eventuale insorgenza di malformazioni fetali. Occorre ricordare, però, che come ha rilevato l’Organizzazione Mondiale della Sanità gli antiacidi possono interagire con altri farmaci ostacolandone l’assorbimento. In particolare, qualora la donna stia assumendo acido folico o integratori di ferro è consigliabile non assumere anche antiacidi nell’arco delle due ore precedenti o successive all’assunzione degli integratori.

 

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